Il dipinto nascosto in un secondo tempo

“Avevamo controllato la botola dopo il furto e il Klimt non c’era”: parla il custode storico della Ricci Oddi

13 dicembre 2019

“Il quadro non era nella botola i giorni successivi al colpo. L’avevamo controllata anche insieme ai carabinieri”. Alfonso Carini, custode della Galleria Ricci Oddi all’epoca della sparizione del Klimt, svela un elemento determinante nella ricostruzione del furto di “Ritratto di signora”. Il dipinto sarebbe stato collocato nell’intercapedine, dove tre giardinieri lo hanno recuperato per caso il 10 dicembre scorso, in un secondo tempo. Svanirebbe dunque l’ipotesi che il dipinto sia rimasto chiuso in quel buco dal 1997, anno in cui venne trafugato dalla stessa galleria. “Dopo il colpo avevamo passato al setaccio tutti i cunicoli e le botole della struttura- spiega Carini, che è stato custode dal 1971 al 2001 – senza trovare traccia del quadro. E’ possibile che l’autore del furto del famoso dipinto, non riuscendo a venderlo, abbia deciso di riportarlo indietro trovandogli un nascondiglio”.

Carini, oggi 76enne, era stato assunto all’età di 27 anni, con lui lavoravano altri due custodi: Franco Fervari, scomparso alcuni anni fa e Gaudenzio Coppi. I tre colleghi erano stati tutti indagati, come atto dovuto. “Abbiamo dovuto affrontare una vicenda giudiziaria lunga due anni e mezzo, convivere con i sospetti e sostenere le spese legali, per fortuna è finito tutto bene” – racconta Carini, con la voce rotta dall’emozione. Il custode piacentino rivela un altro dettaglio che determinerebbe l’autenticità della tela ritrovata. Il quadro era stato danneggiato durante una mostra e ne porta ancora i segni, in particolare sopra alla firma di Klimt dovrebbe esserci un piccolo graffio di forma circolare, basterebbe confrontarlo con l’opera recuperata. “Anche i fili di rame sono indice di originalità- racconta Carini – erano stati posizionati dal mio collega Coppi”.

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