Un anno di cronaca tra omicidi e arresti: la morte di Elisa ha scosso l’Italia intera

01 Gennaio 2020

Il 2019 è stato un anno drammatico per Piacenza e provincia, sconvolte da casi di cronaca nera dalle modalità e dai risvolti terribili.
Dalla fine di agosto, tutta Italia, per settimane, si è occupata prima della scomparsa, poi dell’uccisione di Elisa Pomarelli, la giovane strangolata da Massimo Sebastiani, innamorato non corrisposto.
Il 27 agosto Elisa credeva di andare a un normale pranzo con quello che riteneva un amico, il quale però, una volta nel pollaio della sua abitazione di Campogrande di Carpaneto, le ha messo le mani al collo e ha stretto la presa, soffocandola. Poi ha portato il corpo in un bosco di Sariano di Gropparello, lo ha vegliato per giorni, si è nascosto nella casa dell’amico Silvio Perazzi, ma alla fine, dopo 13 giorni di ricerche a tappeto, è stato scoperto e si è arreso. “Quando mi detto che non mi voleva più vedere, una scossa mi ha attraversato il corpo e non ci ho visto più”, ha spiegato l’operaio per tentare di motivare un gesto così atroce.

Atroce tanto quanto l’omicidio di donna marocchina, Damia El Assali, che l’8 maggio è stata trovata sgozzata al primo piano di una palazzina di Borgonovo, lungo la strada provinciale, in pieno paese. Il corpo martoriato da numerose coltellate. Poche ore dopo, in un autogrill in provincia di Treviso, venne fermato per omicidio il marito, in compagnia dei due figli della coppia. I bimbi sono stati affidati ai parenti, l’uomo è in carcere in attesa del processo.

Questi sono solo i due casi più drammatici di una violenza di genere che purtroppo ha visto gli episodi moltiplicarsi anche a Piacenza, con l’applicazione in decine di situazioni familiari della nuova legge sul Codice Rosso in pochi mesi.

A Lido Adriano, sul litorale di Ravenna, poco prima di Ferragosto, le parti si sono invertite: Leonardo Politi, 61enne di Travo, è stato accoltellato a morte dalla compagna Maila Conti, al culmine di una lite all’interno del chiosco per piadine che gestivano assieme. Un singolo colpo in pieno petto, pare motivi passionali.

Ma nel corso del 2019, precisamente a fine giugno, Piacenza è purtroppo finita in prima pagina a livello nazionale anche per altri fatti, come l’arresto del presidente del consiglio comunale Giuseppe Caruso, finito in carcere al 41bis assieme al fratello Albino perché ritenuti affiliati a un clan di ‘ndrangheta di base a Reggio Emilia, ma che aveva allungato i suoi tentacoli fino a qui.

Una vicenda che portò anche a un feroce dibattito politico, al pari dell’entrata in carcere di Angelo Peveri, l’imprenditore piacentino condannato in via definitiva per tentato omicidio a 4 anni e 6 mesi per aver sparato e ferito un ladro che stava rubando gasolio da un cantiere della sua azienda di movimento terra. Il 19 febbraio, assieme al dipendete Gheorge Botezatu, anch’egli condannato, si è consegnato ed è entrato alle Novate, scatenando però un dibattito ancora vivo sulla legittima difesa.

Confronti molto aspri anche sul caso di cronaca con cui si è chiuso l’anno, l’arresto di tre maestre della scuola materna parrocchiale di San Polo. Sono accusate di maltrattamenti sui bambini, ma genitori e opinione pubblica sono divisi anche dopo aver visto i filmati delle telecamere nascoste dagli investigatori nella struttura.

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