Caorso sotto choc

Autopsia sul corpo di Bramante. L’arrestato per omicidio portato alle Novate

14 gennaio 2020


Caorso è sotto choc dopo la tragedia che si è consumata ieri sera all’esterno di un bar del paese, di fronte a vari testimoni. Rocco Bramante, 52enne capo della comunità sinti della zona, è stato colpito a morte da una coltellata sferrata da Luigi Baletta, di 63 anni, conosciuto perché protagonista in passato di altre liti.
Il magistrato ha disposto l’autopsia sul corpo di Bramante, mentre Baletta, dopo aver passato la nottata nella caserma dei carabinieri di Fiorenzuola ed essere stato interrogato, è stato portato in carcere alle Novate: per lui l’accusa è di omicidio volontario.
La dinamica dei fatti ricostruita dagli investigatori sembra chiara: i due uomini si trovavano al bar Filly, in via Roma, quando hanno iniziato a discutere, pare per futili motivi. Bramante è quindi salito in auto (assieme alla moglie) e secondo il racconto di alcuni testimoni avrebbe provato a investire Baletta. Il quale è quindi entrato nel bar e ha preso dal bancone un coltello, aprendo la portiera e sferrando alcuni fendenti, tra cui quello che ha reciso l’arteria femorale del rivale.

Nonostante la profonda ferita alla gamba, Bramante è partito e ha raggiunto la vicina caserma dei carabinieri, entrando dal cancello ma crollando in un lago di sangue sulle scale di ingresso. I militari hanno chiamato immediatamente i mezzi del 118, che hanno soccorso il ferito e lo hanno portato all’ospedale di Piacenza, dove è morto poco dopo il suo arrivo. La sua auto, con la portiera ancora aperta e insanguinata, è stata per ore davanti alla caserma per i rilievi di legge.

Nel frattempo i carabinieri hanno rintracciato e fermato Baletta, che non si era allontanato da Caorso. I militari lo hanno interrogato e hanno anche ascoltato i titolari cinesi del bar al cui esterno di è consumata la drammatica lite.

Nella notte è anche esplosa la rabbia della comunità sinti: urla, pianti e disperazione, con la promessa di vendicare la vita del loro caro. “Lo ammazziamo noi, gli bruciamo la casa”, hanno gridato soprattutto le donne del gruppo che si era radunato all’esterno della caserma di via Fulco.
Insulti anche per il sindaco Roberta Battaglia, in relazione all’inchiesta giudiziaria che fece scattare le manette per Bramante e per molti componenti della comunità sinti caorsana.

 

 

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