Due decessi, una quarantina di contagiati. Come si è diffuso il virus in Italia

22 Febbraio 2020

Due morti, un 78enne in provincia di Padova e una donna lombarda, 32 contagiati in Lombardia e 7 in Veneto. Una 82enne, residente a Codogno e positiva al test all’ospedale di Piacenza,

E’ il bilancio, provvisorio e in continua evoluzione, del contagio da Coronavirus esploso nella serata di giovedì 20 febbraio a Codogno, due mesi dopo il primo caso registrato a Wuhan in Cina. L’emergenza ha avuto una rapida escalation: dalle prime informazioni di ieri mattina quando i contagiati erano tre, tutti di Codogno (un 38enne dipendente della Unilever di Casalpusterlengo, ricoverato in gravi condizioni, la moglie e un conoscente), ai quali si è aggiunto una manager della ditta Mae di Fiorenzuola, di ritorno da un viaggio in Cina ma risultato negativo ai test, con il quale il 38enne aveva cenato nei giorni precedenti, al susseguirsi frenetico di notizie provenienti dai pronto soccorso, dalle istituzioni, dalle agenzie di stampa. I contagiati sono diventati prima sei, poi quattordici, via via fino al 29 attuali.

Dal 38enne il virus si è diffuso alla moglie, un’insegnante che è in maternità e solo per questo non ha avuto contatti con gli studenti, un amico con cui corre abitualmente, 5 tra medici e sanitari e 3 pazienti dell’ospedale di Codogno, 3 anziani tra i 70 e gli 80 anni clienti di un bar gestito dal padre dell’amico corridore ed una quattordicesima persona. Tutti in condizioni “serie” secondo i medici.

Subito sono scattate le misure di emergenza, con l’identificazione e l’isolamento delle persone venute a contatto con i contagiati, l’indicazione di non uscire di casa per circa 50mila residenti in una decina di paesi del lodigiano, la chiusura delle scuole e l’annullamento delle manifestazioni sportive e sociali.

Per far fronte all’emergenza l’Arma dei Carabinieri ha inviato un contingente di rinforzo di 80 uomini a Lodi, “preventivamente istruiti ed equipaggiati” supportati da un ambulatorio mobile medico.

Al primo ceppo della bassa lodigiana se ne sono aggiunti altri due, entrambi in Veneto. Questa mattina un nuovo piccolo focolaio in provincia di Cremona: un residente di Sesto ed Uniti è risultato positivo al virus ed è stato ricoverato all’ospedale della città lombarda. Scuole chiuse anche a Cremona e sospese le manifestazioni pubbliche; il sindaco ha invitato i residenti a restare in casa.

Poi c’è il capitolo Piacenza. Oltre a Fiorenzuola, dove ieri la ditta Mae è rimasta chiusa precauzionalmente su iniziativa del titolare e ai circa 70 dipendenti è stato applicato il protocollo sanitario, nella città capoluogo i casi che hanno tenuto in apprensione medici, infermieri e popolazione sono al momento otto: l’anziana risultata positiva questa mattina, una donna, collega di lavoro del 38enne alla Unilever che si era presentata al pronto soccorso ieri mattina, poi risultata negativa, una famiglia di tre persone risultate negative, una persona e un infermiere, piacentino ma in servizio presso il triage dell’ospedale di Codogno, ricoverato nella notte per sintomatologia influenzale, che sono in attesa di esiti.

La situazione è seria, anche se per quanto riguarda il Piacentino la Regione Emilia Romagna e l’Ausl locale ribadiscono che non ci sono situazioni di emergenza in corso e invitano ad adottare le necessarie  precauzioni anti contagio. Anche nel Piacentino scuole chiuse, manifestazioni pubbliche sospese e campionati sportivi rinviati.

Oltre alla ricerca dei contatti avuti dalle persone contagiate, è determinante risalire a ritroso al paziente zero, colui che viene considerato il portatore del virus.

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