Studio Arpae

“Lo smog non diffonde il virus, ma può danneggiare chi si infetta”

20 aprile 2020

Tra i pochissimi aspetti positivi dell’emergenza che Piacenza sta attraversando a causa del Coronavirus c’è senza dubbio il miglioramento della qualità dell’aria.
Uno dei temi dibattuti in queste settimane, anche alla luce dei tanti contagiati e dei moltissimi decessi che hanno martoriato il nostro territorio, è se ci possa essere un collegamento tra inquinamento ed effetti del Covid-19.
L’ultimo contributo arriva da Arpa Emilia-Romagna e Arpa Marche, che hanno partecipato alla redazione del documento “Valutazione del possibile rapporto tra l’inquinamento atmosferico e la diffusione del SARS-CoV-2” pubblicato nel repository della rivista Epidemiologia & Prevenzione (RAPPORTO TRA SMOG E COVID – LO STUDIO DI ARPAE).
Uno studio lungo e dettagliato, che arriva a due ipotesi.
La prima riguarda la diffusione del virus: “È possibile dire che allo stato attuale delle conoscenze le evidenze su un possibile ruolo del particolato atmosferico nella diffusione del SARS-CoV-2 siano decisamente limitate e frammentarie”. Quindi, secondo questa tesi, non c’è collegamento diretto tra aria inquinata da polveri fini e dilagare del Covid-19.
La seconda tocca invece un tema ancora più delicato: come agisce il virus su coloro che vivono in zone sature di smog, in particolare di polveri fini (PM10 e PM 2,5). “È possibile ipotizzare un’interazione molecolare tra PM e SARS-CoV-2 che conferma la possibile azione di cofattore del PM nel sostenere il processo di infiammazione indotto dal virus”, si legge nel report, al termine dell’approfondimento scientifico. Non è ovviamente una novità, anche e soprattutto a Piacenza, la correlazione tra gli inquinanti atmosferici e le infezioni respiratorie, che il Coronavirus porta spesso a conseguenze estreme.

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categorie: Cronaca Provincia

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