Da gennaio ad aprile

Impatto coronavirus: aspettativa di vita dei piacentini scesa di quasi 6 anni per gli uomini, oltre 3 per le donne

22 maggio 2020

A Piacenza dall’1 gennaio al 15 aprile di quest’anno l’aspettativa di vita degli uomini si sarebbe abbassata di 5,7 anni e quella delle donne di 3,3 a causa della epidemia di coronavirus. Lo ha stabilito uno studio condotto da Simone Ghislandi – professore associato di Economia sanitaria e ricercatore del nuovo Covid crisis lab dell’università Bocconi. La ricerca ha calcolato l’impatto del virus non solo  sull’aspettativa di vita stagionale da inizio anno a metà aprile,  ma anche su quella annuale per l’intero  2020 delle province più colpite, quindi oltre a Piacenza anche  Bergamo, Brescia, Cremona e Lodi. Territori nei quali i valori di riduzione della aspettativa di vita sono stati peggiori (a Bergamo 8 anni per gli uomini e di 5,8 per le donne, a Lodi di 7 e 4,5 anni) o simili ai piacentini (a Brescia 5,3 e 3,8 anni in meno rispettivamente per uomini e donne, mentre a Cremona -5,7 e -4).

“E’ una prima valutazione del costo umano associato all’ondata epidemica del Covid-19 nel mondo occidentale – spiega il professore -, il peggiore dal secondo dopo guerra ad oggi”. “L’approccio dello studio è basato  su due aspetti – prosegue Ghislandi: la mortalità in generale, non solo i decessi classificati come Covid-19, perché è molto probabile che i decessi ufficiali in Italia sottostimino gli effettivi decessi direttamente e indirettamente causati dall’epidemia. In secondo luogo, il focus è su aree specifiche, questo perché le ondate epidemiche in Italia sono state principalmente localizzate in certe province e calcolare l’aspettativa di vita sull’intera nazione sottostimerebbe moltissimo l’impatto dell’epidemia”.

Basandosi sui dati Istat relativi al numero di morti per Comune e confrontandoli con la mortalità degli anni precedenti, dallo studio emerge che in alcuni Comuni la mortalità nel periodo analizzato è cresciuta di oltre il 300%, che l’età è il fattore di rischio più rilevante, che gli uomini hanno un rischio relativo di morire è maggiore fino a 2,5 volte le donne.

“È come se avessimo calcolato lo choc che abbiamo avuto a causa dell’epidemia, dandogli una misura”,esemplifica Ghislandi definendo come essenzialmente tecnica l’analisi effettuata dal suo gruppo di ricerca assieme a due colleghi di Vienna.

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