Il coraggio e la beffa: Paolo ha aperto il ristorante 5 giorni prima del Dpcm. VIDEO

01 Novembre 2020

Riesce a realizzare il suo sogno, ma il Coronavirus glielo porta via. Due volte.
Paolo Delfanti, 27enne piacentino con un passato da deejay e una passione per la ristorazione, decide nel 2019, quando del Covid ancora non si parla, di aprire un locale tutto suo. A fine novembre dell’anno scorso trova la struttura ideale per costruire il suo futuro. E’ un locale in via San Siro, in pieno centro storico a Piacenza, di fronte alla Galleria Ricci Oddi e a XNL. Il giovane si accolla 150mila euro di spese per ristrutturarlo. Chiede un finanziamento regionale, ma arriva il primo lockdown totale che blocca l’iter burocratico. Quando, dopo quattro mesi, arriva l’ok dalla regione, Paolo non si arrende e può finalmente concretizzare i suoi desideri. Ma il destino è pronto a beffarlo una seconda volta. Il locale apre mercoledì 21 ottobre, e, a soli 5 giorni dall’inaugurazione, arriva il Dpcm del Governo che, sempre per contrastare la diffusione del virus, impone a bar, ristoranti e palestre di abbassare le saracinesche alle 18. Per il giovane è la seconda mazzata in 11 mesi.

“Il mio sogno era quello di aprire un ristorante a Piacenza, in centro storico. Dopo svariati tentativi per poter accedere ai finanziamenti regionali, arriva il primo lockdown e tutto slitta di 113 giorni. Non mi sono dato per vinto e ho continuato a credere nel mio progetto. Quando finalmente mi hanno dato il via libera, sono partito con i lavori e ho trasformato la struttura secondo i miei gusti e le mie aspettative, creando una saletta con affaccio sulla Ricci Oddi, dove il 28 novembre si dovrebbe anche inaugurare il ritorno di Klimt”.

Paolo ha dovuto sostenere spese ingenti: “Ho dovuto chiedere un finanziamento al 100% e la garanzia dei miei genitori. L’investimento ammonta a circa 150mila euro tra la ristrutturazione e le spese per l’arredamento. Ovviamente sono preoccupato e faccio fatica a dormire al pensiero di non riuscire a onorare i miei debiti”. Paolo ha assunto dieci collaboratori e, nel giro di pochi giorni, ha già dovuto dimezzare il personale e modificare i contratti. “La cosa che più mi fa male è che possa andarci di mezzo la mia famiglia. A 27 anni avrei voluto farcela da solo”.

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