Unzione infermi, richieste in calo: “Stiamo perdendo la speranza”

27 Novembre 2020

Indossa visiera, occhiali, guanti, tuta, camice e calzari, ma non è un operatore sanitario: è il parroco don Andrea Fusetti, cappellano dell’ospedale di Piacenza. L’accesso alla struttura al religioso è consentito per portare il sacramento dell’unione degli infermi. Sono i parenti dei malati a contattarlo per accompagnare i propri cari nelle ore finali di vita terrena. Capita così, che il sacerdote sia proprio l’ultimo a vedere in vita il malato. Novecentoquaranta furono le vittime della prima ondata, circa 120 quelle della seconda.

“Il numero di richieste per l’unzione degli infermi è calato rispetto ai primi mesi di pandemia – fa sapere don Fusetti –, forse c’è paura o dimenticanza ma è anche simbolo dei tempi, la gente ha perso la fede e il senso della speranza. Penso invece che questo sia proprio il momento di acquisire la fede e la speranza come dicono papa Francesco e il nostro vescovo. La morte di una persona cara è certamente un momento di distacco e la sofferenza è totale ma la fede subentra alla ragione per il cristiano e anche per chi non perde la speranza o cerca un segno da parte di Dio. Penso sia giusto per le persone che hanno vissuto nella fede avere la possibilità di ricevere l’olio sacro. Mi piacerebbe anche vedere nei reparti un crocifisso, così chi è ricoverato ed è credente si può rivolgere direttamente a Gesù”.

Sei sacerdoti piacentini sono morti nella prima ondata di marzo ma don Fusetti non ha timori: “Io vado in ospedale bardato come un cavallo e non ho problemi. Mi dispiace solo quando mi chiamano troppo tardi e non arrivo in tempo. A restarmi impresso è invece il dolore dei parenti che restano fuori e non possono assistere i propri cari che muoiono soli. Invece ricordo i bei tempi trascorsi in Val d’Aveto, quando mi chiamavano e tutta la famiglia era riunita accanto al malato per l’unzione, così assume tutto un altro significato”.
La benedizione dei defunti avviene all’esterno della camera mortuaria.

© Copyright 2021 Editoriale Libertà