Palestre e danza: “Riaprire, attività fisica essenziale per prevenire le malattie”

08 Febbraio 2021

“Non è assolutamente documentato, dal punto di vista scientifico, un maggiore rischio di contagio nelle palestre rispetto ad altri locali pubblici. Perché allora i centri sportivi sono ancora chiusi?”. È uno dei passaggi fondamentali del report che i titolari di palestre, centri fitness e scuole di danza piacentine (per un totale di 16 società) faranno recapitare attraverso i propri legali al Governo per chiedere una correzione all’ultimo Dpcm anti-Covid, che ne predispone la chiusura almeno fino al prossimo 5 marzo. Un report che presenta anche alcuni studi di natura scientifica, condotti da esperti e medici legali. I dettagli dell’iniziativa, partita dunque dalla nostra città, sono stati illustrati questo pomeriggio, 8 febbraio, nella sede piacentina di Confapindustria.

“Qualsiasi patologica cronica – spiega il medico legale Novella D’Agostini – annovera nella propria cura e nel proprio protocollo di monitoraggio l’attività fisica. Quello che sta avvenendo in Italia è contraria a quelli che sono i dettami dell’Organizzazione mondiale della sanità che raccomanda, soprattutto ora che ci troviamo nel mezzo di una pandemia, a giovani e meno giovani un’attività fisica costante, anche per prevenire il rischio di contrarre il contagio. È quindi molto grave che nel nostro Paese permanga una contestuale chiusura delle attività sportive di qualunque genere. Inoltre, sempre secondo recenti studi contenuti nel nostro report, i filtri d’aria, le luci germicide e i sistemi di aerazione, oltre al distanziamento e ai Dpi, sono più che sufficienti a contenere il contagio, che si sviluppa come noto per via aerea. Elementi già presenti nelle palestre, che precedentemente si erano adeguate alle disposizioni, salvo poi sentirsi dire che sarebbero dovute rimanere chiuse ancora per diverso tempo”.

Quale sarà, dunque, l’iter? “Quello che noi proporremo al governo – aggiungono gli avvocati Giuseppe De Falco e Andrea Cremona – sarà sia un’apertura dei centri sia un protocollo in grado di indicare le linee guida da seguire per svolgere in sicurezza l’attività fisica, che lo ricordiamo è un’attività essenziale. Oltre a questo faremo presente altre situazioni rilevanti come la mancata presenza di sostegni economici veri ed effettivi a queste imprese, chiuse da mesi. Gli aiuti che lo Stato ha previsto per loro non sempre sono conformi alla loro natura giuridica. Alcuni hanno preso i sostegni e altri no. In mancanza di risposte concrete ci ritroveremo da qualche mese a non poter più riaprire questi centri, con un grave danno alla collettività. Questo sarà il primo step, in caso di risposta negativa del governo e delle regioni ricorreremo al tar”.

“Dopo tante proteste abbiamo deciso di sentire il parere dei medici e di rivolgerci agli avvocati – spiega Daniele Bavagnoli dell’Acrobatic Fitness – noi non siamo contro al Dpcm, ma semplicemente non capiamo perchè i nostri centri debbano restare chiusi”.

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