“Nel casco ho vissuto l’inferno, eppure c’è gente che gira senza mascherina”

06 Marzo 2021

Anche se è riuscito a fare ritorno alla sua azienda di imballaggi flessibili nella zona industriale di Montale, il 70enne piacentino Fausto Delindati non ha ancora abbandonato del tutto il reparto di terapia intensiva, dove la sua mente continua immancabilmente a tornare.

Intrappolato nel casco, quel ronzio perenne nelle orecchie e le immagini sfocate di medici ed infermieri che gli girano attorno, ma soprattutto un unico mantra che rimbomba nella testa: “pensa a respirare”.

“Rivedo come un film dell’orrore quei momenti – spiega -. Hai il cervello fisso lì dentro, all’interno di quel casco dove provi un profondo senso di claustrofobia. Sei spaventato, ripensi alla tua vita e alla tua famiglia. L’unica cosa che puoi fare è respirare. E sperare. A me è andata bene”.

Fausto (che si è contagiato ai primi di gennaio durante un ricovero in ospedale) il Covid lo ha sconfitto solo sulla carta, dato che la malattia lo ha segnato profondamente nel fisico – fiato corto e difficoltà a deambulare – ma soprattutto nell’anima.

“Io non sono guarito. Quindici giorni fa sono uscito dall’ospedale ma ancora non riesco a respirare bene, quando sono in casa mi butto sul divano e rimango immobile per ore, faccio fatica a camminare. Le scale, poi, non parliamone… Fare gli scalini è una vera Odissea. Chissà quando mi riprenderò”.

Per questo, per gridare con una voce che al momento non può avere, Fausto ha scritto una lettera nella quale ha raccontato i suoi 41 giorni di calvario, per mettere in guardia le persone a non abbassare l’attenzione e ad indossare sempre la mascherina. “Atteggiamenti che – lui dice – la gente non sempre applica come si dovrebbe”. La lettera è stata anche condivisa su Facebook dal primario di pneumologia dell’ospedale di Piacenza, Cosimo Franco.

“Il virus esiste, ma la pandemia è la conseguenza di un comportamento da parte delle persone che è irrispettoso persino del buonsenso. Questa mascherina dovremmo portarla tutti e invece vedo un sacco di gente che non la indossa. Evidentemente non sanno quanto si soffre una volta che prendi il virus e quanto la tua vita, anche dopo la cosiddetta guarigione, cambi totalmente”.

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