Maria Carla racconta la fibromialgia. Petizione per riconoscere la sindrome

27 Agosto 2021

“Avevo 30 anni e mi sembrava di averne 80”. La fibromialgia raccontata da Maria Carla Cejas è così: “Ero abituata a fare delle camminate in montagna: improvvisamente facevo fatica anche a stare in piedi per stendere i panni” spiega la piacentina, che ha 43 anni e da sei una diagnosi di fibromialgia che le pesa addosso. Che le impedisce i movimenti. Che la rende dolorante in ogni fibra del corpo. Li chiamano “malati invisibili” perché all’apparenza non hanno nulla: nessun segnale di quel dolore diffuso che colpisce la muscolatura e le ossa provocando un affaticamento di tutto il corpo. Anzi per diversi medici Maria Carla e quelli come lei sono dei malati immaginari: peccato che in Italia siano due-tre milioni le persone colpite da una sindrome che ancora non è riconosciuta dal sistema sanitario nazionale come malattia cronica all’interno dei livelli essenziali di assistenza (Lea). In concreto significa che i farmaci e le visite sono a carico del malato.

Per questo Maria Carla, che è anche la referente piacentina del Comitato Fibromialgici Uniti (Cfu) Italia, è impegnata in prima linea in una petizione per il riconoscimento da parte dello Stato di questa sindrome: solo in qualche mese a contattarla è stata una cinquantina di persone malate nel nostro territorio.

Ad oggi sono 280 i piacentini che hanno firmato la petizione del Comitato Fibromialgici Uniti Italia per il riconoscimento dal parte dello stato della fibromialgia, dell’encefalomielite mialgica e della sensibilità chimica multipla. Chi vuole aderire deve mettersi direttamente in contatto con Cejas, scrivendo alla mail [email protected]

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