Dai vestiti ai gioielli: centinaia di oggetti dei morti per Covid non reclamati

21 Ottobre 2021

Due fedi nuziali “gemelle”. Un ciondolo contenuto in una tipica scatola per gioielli bianco avorio. Oppure, ancora, quella foto di famiglia che ritrae tre persone con appiccicato un post it e questa scritta: “Ciao mammona, stai tranquilla. Ci vediamo presto”.
Sono le memorie dei morti piacentini per Covid ancora conservate in ospedale.
Gabriella Di Girolamo, dirigente delle professioni sanitarie area territoriale, è colei che per prima, in quei giorni frenetici e drammatici della prima ondata, ebbe l’intuizione di raccogliere, catalogare e conservare meticolosamente tutti gli oggetti appartenuti alle centinaia di pazienti che ogni giorno venivano ricoverati al Guglielmo da Saliceto nel periodo dal 21 febbraio al 30 giugno 2020. Si tratta di quintali di indumenti, raccolti in oltre 500 sacchi di plastica e poi collocati dentro due container. Ma anche orologi, braccialetti, catenine con medagliette e crocifissi, occhiali, cellulari con caricabatterie, borsette, marsupi. E poi decine e decine di fedi nuziali e altri anelli di vario genere. Centinaia e centinaia di pezzi.
Nacque così un team composto anche da Anna Nassani (coordinatrice della Camera mortuaria), Paola Cella (direzione sanitaria) e dalle avvocatesse Elisabetta Tinelli (Uo Affari generali e lageli) e Manola Gruppi (ufficio legale), fondamentali per garantire sicurezza e trasparenza a tutto il percorso di restituzione.
Sono ancora circa sessanta i sacchetti contenenti effetti personali finora mai reclamati e di cui si fatica a rintracciare i parenti.
L’azienda sanitaria informa che chi riconoscesse come suoi questi oggetti oppure ritenga che i propri cari abbiano lasciato in ospedale dei beni può scrivere una e-mail all’indirizzo [email protected] inserendo più informazioni possibili per l’identificazione dell’oggetto stesso.

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