Anmil, una richiesta di lavoro ogni due giorni. “Serve il disability manager”

13 Novembre 2021

Ogni mese nella sede di Anmil Piacenza sono almeno quindici le persone che si presentano in cerca di lavoro. Persone che hanno un’invalidità procurata principalmente sul posto di lavoro, ma non solo. Persone che chiedono di ritornare a lavorare, ma che hanno esigenze e necessità diverse a cui le aziende potrebbero venire incontro più agevolmente con un disability manager. Peccato che a Piacenza questa figura non esista in nessuna impresa. La conferma arriva dalla Federazione Disability Manager nata nell’alveo dell’Università Cattolica di Milano, l’unica a dare una certificazione riconosciuta per la formazione di una persona specializzata nell’inserimento lavorativo delle persone con disabilità: “Non abbiamo ancora un albo, anche se stiamo lavorando per crearlo: tuttavia non sembra proprio che a Piacenza ci siano aziende con un disability manager, almeno ufficialmente – spiega la psicoterapeuta Antonia Del Vecchio che è anche socia fondatrice della Federazione – magari c’è una figura che all’interno delle sue mansioni si occupa anche di inclusione. Ma è una cosa sostanzialmente diversa”.

Di disability manager si parla di fatto da qualche anno, ossia da quando è stata introdotta l’obbligatorietà di questa figura nelle aziende pubbliche: per quelle private invece la situazione è diversa.

“Nelle aziende più “evolute” si tende ad avere un diversity manager – spiega ancora Del Vecchio – ma è una figura incaricata di occuparsi dell’inclusione di tutti e quindi anche dei lavoratori con disabilità”.

A Piacenza sono tante le richieste da parte di persone con invalidità, lavorativa e non solo, che chiedono un lavoro adatto ai loro bisogni: “Ogni mese abbiamo almeno una quindicina di persone che si rivolgono a noi in cerca di lavoro – spiega il presidente provinciale di Anmil Piacenza Maurizio Manfredi – si tratta di persone che hanno una disabilità causata da un incidente che spesso avviene sul luogo di lavoro, ma a volte sono anche invalidi civili. Vengono da noi perché spesso non sanno bene come muoversi, cosa fare, a chi rivolgersi”.

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