E’ un inverno “di magra” per i fiumi piacentini: scatta l’allarme in vista dell’estate

14 Gennaio 2022

Un fiume Po ancora troppo “magro”, come da diversi anni a questa parte, un Nure che sembra sparito dalle carte geografiche e un Trebbia che invece dà segni incoraggianti di ripresa. Male, per di più, le dighe del Molato e di Mignano, al momento troppo vuote per garantire una stagione irrigua soddisfacente. Sono le prime sommarie indicazioni su quest’inverno, iniziato da poche settimane, dal punto di vista delle disponibilità idriche: a passare in esame i vari fiumi italiani – tra cui quelli piacentini – è l’osservatorio dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni (Anbi).

Il fiume Po risulta in crescita nelle stazioni idrografiche a monte ma mano a mano che ci si avvicina alla foce registra un crescente deficit di portata. “Questo lo ponte in linea con gli anni più critici” fanno notare dall’associazione. “Le portate sono sotto media ma soprattutto sono dimezzate rispetto a 12 mesi fa”. C’è quindi il rischio che, salvo una primavera molto piovosa, la prossima estate si possa registrare un nuovo record di “magrezza” del principale fiume del nord Italia. Non va meglio per i due bacini irrigui del piacentino, i due principali serbatoi per la stagione irrigua: al momento, la diga del Molato in alta Val Tidone trattiene solo il 15,5% del volume autorizzato mentre la diga di Mignano in alta Val d’Arda ne trattiene solo il 31,3%. Tutti i fiumi della nostra regione sono stabilmente sotto la media della loro portata per questo periodo. L’unica eccezione è proprio il fiume Trebbia che, assieme al romagnolo Savio, crescono per ora sopra la media; ma basta spostarsi di pochi chilometri per trovare il Nure al di sotto dei minimi storici mensili.

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