La testimone di giustizia Rita vive sul murales contro la mafia realizzato a Calendasco

05 Giugno 2022

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Per la prima volta il volto di Rita Atria – la testimone di giustizia morta suicida nel 1992 a soli 17 anni – è apparso su uno dei muri del capannone confiscato alla mafia a lei dedicato a Calendasco. A realizzarlo, su un murales con una delle frasi del diario della giovane siciliana (“E quei poveri scemi che combattono contro i mulini a vento”), sono stati i ragazzi del liceo Colombini di Piacenza, in collaborazione con l’associazione Libera. Il murales – realizzato nel cortile interno del capannone di Ponte Trebbia – raffigura, oltre al volto di Rita Atria, un lungo arcobaleno e un mulino a vento per i ricordare i tanti Don Chisciotte che – proprio come la giovane ragazza suicida – persero la vita per combattere qualcosa che sembrava troppo grande da demolire, come un sistema mafioso culturalmente molto saldo. Rita Atria figlia ribelle di un piccolo boss locale, dopo la morte di Paolo Borsellino si lasciò prendere dallo sconforto, fino al gesto estremo. Ma oggi, invece, la cultura dell’antimafia ha fatto passi da gigante, seppur ancora non sufficienti. I ragazzi della classe 4E – su un muro preparato con la vernice bianca dall’ex sindaco Francesco Zangrandi cui toccò la complessa gestione della confisca del capannone – si sono sbizzarriti con l’insegnante Laura Filios per un’opera che fosse un messaggio portatore di speranza, per i “poveri scemi” oggi diventati eroi.

TUTTI I DETTAGLI NELL’ARTICOLO DI CRISTIAN BRUSAMONTI SU LIBERTA’ 

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