Mancano le colonnine, così gli italiani si allontanano dall’auto elettrica

08 Novembre 2021

In breve:

  • Secondo un recente sondaggio gli italiani sarebbero allontanati dall’elettrico a causa della mancanza di colonnine
  • Per Alfredo Ferrari, consulente di CBA Energia, “lo scarso sviluppo della rete di colonnine elettriche di rifornimento” è effettivamente uno dei fattori penalizzanti
  • Rispetto ad altri grandi Paesi europei l’infrastruttura italiana è meno fornita
  • Al giorno d’oggi per le amministrazioni comunali è possibile installare le colonnine con relativa facilità

Gli italiani sono interessati alle auto elettriche, ma sono scoraggiati dalla mancanza di infrastrutture. Stando al recente osservatorio Continental sulla mobilità e la sicurezza stradale, effettuato su un campione di 3.000 italiani di età compresa tra i 18 e i 72 anni, circa il 66,1% degli intervistati si sarebbe detto interessato ad acquistare un’auto elettrica. C’è però un problema: il 37,4% dichiara anche che a suo avviso le colonnine di ricarica sono poco diffuse e circa il 24,6% sostiene di non aver mai visto una colonnina pubblica.

Senza l’infrastruttura le vendite non decollano

“Nella nostra percezione di azienda ma anche di comuni cittadini, ci sono dei fattori che non permettono ancora lo sviluppo e l’adozione di questa tecnologia, come l’autonomia, i tempi di ricarica delle batterie e, cosa più importante, lo scarso sviluppo della rete di colonnine elettriche di rifornimento”, spiega Alfredo Ferrari, consulente di CBA Energia, azienda piacentina che realizza impianti fotovoltaici e offre servizi di manutenzione e monitoraggio. “Sull’autonomia delle batterie dobbiamo aspettare che la ricerca faccia il suo corso ma, una volta risolti i problemi su autonomia e tempi di ricarica, resta un ultimo fattore a frenare tutto: la realizzazione di una efficace e capillare rete di ricarica al pari dei distributori di benzina”.

Italia arretrata rispetto alle economie europee maggiori

Secondo le ultime statistiche pubblicate dall’Unione europea, il numero di colonnine di ricarica in Italia è tra i più bassi tra le economie maggiori. Il numero risulta ancora più esiguo se rapportato all’estensione, con una densità inferiore solo alla Spagna tra le nazioni più grandi.

Il mercato dell’automotive in Italia negli ultimi mesi ha visto il sorpasso delle ibride sui mezzi a benzina, che insieme governano le nuove immatricolazioni. Pur restando marginali, il numero delle vendite di auto elettriche (quelle che necessitano di una colonnina di ricarica) negli ultimi due anni ha registrato un considerevole incremento, passando da circa 1.000 immatricolazioni mensili nel gennaio 2020 (prima della pandemia) a circa 5.000 nel mese di ottobre 2021.

Eppure le soluzioni non mancano

Non è tuttavia necessario guardare alle grandi multinazionali per attendere che le infrastrutture si sviluppino. Esistono realtà locali come CBA, con anni di esperienza sul campo, che offrono tra i propri servizi anche l’installazione di colonnine per la ricarica delle auto, autoalimentate con impianti fotovoltaici di proprietà a chilometro zero. “Noi avanziamo alle amministrazioni comunali una proposta decisamente conveniente, volendo contribuire allo sviluppo di reti di ricarica di veicoli elettrici sul nostro territorio”, spiega Ferrari. “Possiamo realizzare le postazioni di ricarica senza costi preliminari per lo studio di fattibilità o per la progettazione, così come nessun costo per la manutenzione ordinaria e straordinaria delle opere per tutta la durata della convenzione stretta con il comune”. Una opportunità anche per i Comuni stessi: “In concerto con le amministrazioni comunali limitrofe, è possibile sviluppare un programma di incentivazione per chi rifornisce la propria auto elettrica volto a fornire vantaggi sia nell’utilizzo quotidiano sia a chi vuole visitare il territorio. Si possono abbinare al cliente agevolazioni sul prezzo di ricarica per i residenti, oppure convenzionare negozi e strutture”. Insomma l’ostacolo dell’infrastruttura potrebbe essere meno insormontabile di quanto possa sembrare. D’altro canto è questa la direzione intrapresa anche dalla politica e dalle istituzioni europee: nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, il governo italiano prevede un investimento complessivo di 741 milioni di euro per la creazione di circa 21mila punti di ricarica rapidi entro il 2025.

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