L’inquinamento invisibile: dai vestiti 13mila tonnellate di microplastiche all’anno

22 Febbraio 2022

C’è un inquinamento invisibile a cui tutti contribuiamo senza probabilmente averci mai pensato. È quello legato all’abbigliamento che indossiamo ogni giorno.
Ogni anno nelle acque di superficie dell’Europa (fiumi, laghi e mari) finiscono, infatti, 13mila tonnellate di microplastiche prodotte dai nostri vestiti.
Si tratta di una media di 25 grammi a persona.

Questa la stima formulata dall’Agenzia europea dell’ambiente (Aea) in un rapporto sull’impatto ambientale dell’abbigliamento. Uno studio messo a punto in vista del varo, il prossimo mese, da parte della Commissione Ue di una Strategia Ue sui tessuti sostenibili e circolari.
Al tema Aea dedica un approfondimento dal quale emerge che i tessuti, in particolare quelli sintetici della “moda veloce” (fast fashion), ne emettono moltissime attraverso le acque reflue dei cicli di lavaggio e la produzione, l’usura e lo smaltimento dei capi a fine vita.
Ma anche nell’aria, a causa di quelle emesse durante l’asciugatura e l’uso degli indumenti. E nei suoli, visto che le acque dei lavaggi finiscono negli impianti di trattamento, i cui fanghi di depurazione vengono utilizzati come fertilizzanti nei campi. Pure i rifiuti tessili che vengono gettati come rifiuti, degradandosi, possono creare lo stesso problema.
Fortunatamente nelle acque del fiume Po, secondo uno studio che ha riguardato anche Piacenza (precisamente Isola Serafini), i livelli di microplastiche presenti sono sotto il livello di criticità, anche se in aumento.

COME RIMEDIARE
Secondo l’Aea, per prevenire il rilascio di microfibre dai tessuti occorre intervenire sulla progettazione, sul controllo delle emissioni di microplastiche durante l’uso e su un migliore smaltimento e trattamento.
Per quanto riguarda il primo aspetto, i tessuti sintetici tendono a rilasciare le maggiori quantità di microplastiche nei primi 5-10 lavaggi.
Il prelavaggio negli impianti di produzione potrebbe catturarne una grande quota.
Sul fronte dell’utilizzo, l’Agenzia europea porta invece come esempio un accorgimento adottato in Francia, dove dal 2025 le lavatrici dovranno essere dotate di un filtro dedicato per le microfibre, con una riduzione stimata dell’80% di questo tipo di emissioni.
Sul terzo fronte, quello del riutilizzo e del riciclaggio dei tessuti, sono già disponibili tecnologie e tecniche che potrebbero rimuovere fino al 98% delle microplastiche dagli effluenti, ma sono ancora poco diffuse. E l’Aea nota che solo il 56% delle famiglie Ue è oggi collegato a processi di trattamento di questo tipo.

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