La provocazione del colosso chimico: “Contro la fame nel mondo fermare il biologico”

12 Maggio 2022

Continua la corsa dell’agricoltura biologica, il cui fatturato, tra consumi interni ed esportazioni, è passato da due a sei miliardi di euro tra il 2008 e il 2020.
Crescono anche le superfici coltivate: da 1,3 milioni di ettari del 2014 agli oltre 2 milioni del 2020.
È quanto emerge dalla relazione sui “Finanziamenti per la ricerca nell’agricoltura biologica”, approvata dalla Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato della Corte dei conti.
La Magistratura contabile ha, infatti, esaminato la gestione del Fondo che finanzia i programmi di ricerca e quelli relativi alla sicurezza e salubrità alimentari.
L’esame si è incentrato sulla verifica dei risultati conseguiti (modi, tempi, obiettivi ed attuazione dei progetti) tra il 2016 e il 2021, a fronte di quanto stabilito nel “Piano strategico nazionale per lo sviluppo del sistema biologico”, elaborato dal ministero.
Sotto il profilo gestionale i giudici contabili hanno evidenziato la necessità di un’accelerazione nell’attuazione dei progetti e l’adozione, da parte dell’amministrazione, di un efficace sistema di monitoraggio per attivare la revoca del finanziamento, con recupero di quanto anticipato, nei casi di inerzia non giustificata.
A fronte di ritardi non autorizzati nella presentazione dei rendiconti, la Corte ha, analogamente, raccomandato l’assunzione di iniziative a sollecito di tale adempimento, anche per evitare ulteriori rallentamenti nella procedura di liquidazione.
LA POLEMICA SUL BIO
Al settore (in Italia è fresca l’approvazione di una legge sul bio) è arrivato un durissimo attacco di Erik Fyrwald, amministratore delegato del colosso agrochimico di Basilea, Syngenta: “Fermare l’agricoltura biologica per aumentare le rese produttive e arginare la minaccia di una crisi alimentare globale, aggravata dalla guerra in Ucraina”, ha detto.
In sostanza, Fyrwald sostiene che di fronte al fatto che i Paesi ricchi “hanno l’obbligo di aumentare la loro produzione agricola per evitare una catastrofe globale” e che le rese dell’agricoltura biologica possono essere inferiori fino al 50% a seconda del prodotto, “la conseguenza indiretta è che le persone muoiono di fame in Africa, perché stiamo mangiando sempre più prodotti biologici”, senza contare “il gran consumo di terra del bio, produzione di Co2 e alti profitti per il fatto che i consumatori sono pronti a pagare molto di più per gli acquisti bio”.
A sollevare il caso è la Coldiretti. “L’attacco della multinazionale Syngenta al biologico colpisce direttamente l’Italia che è leader europeo nel numero di imprese agricole bio, con ben 70mila produttori e oltre 2 milioni di ettari coltivati”.
I prodotti bio finiscono nel carrello della spesa di quasi due italiani su tre (64%) con le vendite totali che nell’ultimo decennio sono più che raddoppiate tanto che nel 2021 hanno sfiorato il record di 7,5 miliardi di euro di valore, tra consumi interni ed export. “Oggi l’agricoltura italiana è la più green d’Europa, con 316 specialità Dop/Igp riconosciute a livello comunitario e 526 vini Dop/Igp, 5333 prodotti tradizionali regionali censiti lungo la Penisola, la leadership nel biologico e nella biodiversità ma anche il primato della sicurezza alimentare mondiale con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari”, ricorda Coldiretti e l’Italia, dice il presidente Ettore Prandini, “non può accettare passi indietro”.
“A decidere cosa produrre non può essere di certo la cinese Syngenta – dice Prandini – multinazionale acquistata nel 2017 per 43 miliardi di dollari dal colosso cinese ChemChina, il quale nel frattempo si è unito con Sinochem, dando vita a una holding petrolchimica da 150 miliardi di dollari, e con un tentativo fallito dalla multinazionale cinese di acquisire in Italia la Verisem. L’aumento del quantitativo delle produzioni deve essere ottenuto salvando aziende e stalle”.

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