Green Pea e quel piccolo puntino verde che unisce bellezza e sostenibilità

27 Giugno 2022

Se tutto andrà come Francesco Farinetti immagina, con quella vena da pragmatico sognatore ereditata dal padre Oscar, presto ci incroceremo per strada, al supermercato, al ristorante o allo stadio e ci scambieremo uno sguardo di compiaciuta intesa notando il puntino verde che ornerà maglioni, scarpe, cinture, telefonini, persino le chiavi dell’auto.

Sarà il simbolo della sostenibilità di ciò che indosseremo o utilizzeremo, il “pisello verde” che rimanda a Green Pea, 15mila metri quadrati spalmati su cinque piani al quartiere Lingotto di Torino.
“Con Eataly curiamo ciò che mettiamo nel nostro corpo – spiega Farinetti – seguendo la filosofia “buono, pulito e giusto” di Carlin Petrini e Slow Food. Con Green Pea aggiungiamo anche il concetto di “duraturo e rispettoso dell’ambiente”. Cosa vuol dire? Che ogni particolare, ogni prodotto, ogni azione compiuta qui dentro tende al massimo della sostenibilità possibile: l’edificio, ricoperto dal legno degli alberi recuperati da due foreste rase al suolo dalle tempeste provocate dai cambiamenti climatici, è alimentato tramite pozzi geotermici, pannelli fotovoltaici e solari, energia eolica e persino con l’energia cinetica dei passi di chi semplicemente cammina. I produttori che collaborano con noi in 66 negozi vendono oggetti di ogni tipo, dalle auto alle cucine, dai cellulari all’abbigliamento, che sono stati prodotti con la massima attenzione possibile all’ambiente, studiati per durare a lungo e che, giunti a fine vita, si possano riutilizzare o riciclare”.
Ma non solo, perché c’è un altro elemento fondante di Green Pea: “Il “bello” – chiarisce l’ad – non a caso uno dei nostri slogan è “from duty to beauty”, ossia passare dal dovere di rispettare l’ambiente, che tutti noi abbiamo, al piacere di portare la qualità green al più vasto pubblico possibile, con offerte per tutte le tasche”.
Così tutti i prodotti che escono dal grande edificio, eletto per il 2022 il più bello e sostenibile del mondo da una rivista specializzata, sono marchiati con un piccolo puntino verde, che racchiude tutta la filosofia che parte da Torino per conquistare anche altri importanti mercati in tutto il mondo, come il fratello maggiore Eataly: “Le sfide non hanno mai spaventato me, mio padre e i miei fratelli – dice ancora Farinetti – quindi durante gli anni duri della pandemia abbiamo rifiutato le offerte per aprire il primo Green Pea altrove, in particolare a Dubai. Torino non è solo la nostra “casa”, ma una delle città con il più alto numero di brevetti in Europa e con una storia lunghissima di invenzioni, dai grissini alla nitroglicerina, dall’mp3 alla borraccia. Quindi questa nostra impresa non poteva che partire da qui. Ovviamente l’orizzonte è arrivare in tutto il mondo, non tanto con i nostri negozi, quanto con le nostre idee”.
Per questo, perché siano ben chiare, all’ingresso del centro commerciale si attraversa un museo? “Assolutamente sì – risponde l’amministratore delegato – vogliamo che sia quasi un passaggio obbligato per avere la consapevolezza del luogo in cui si sta entrando, per conoscerlo e per capire anche come tanti piccoli gesti quotidiani siano molto importanti. Così, accanto alla spiegazione di come recuperiamo l’acqua piovana che cade sul nostro parcheggio, abbiamo messo un wc, per invitare tutti a riflettere anche su un’azione semplice come tirare lo sciacquone: ogni volta se ne vanno dieci litri, quindi facciamolo solo quando serve davvero”.
C’è il rischio che la sostenibilità diventi ciò che è stato qualche anno fa il biologico: quasi una moda, da pagare a prezzi alti? “No – risponde Farinetti – innanzitutto perché abbiamo prodotti alla portata di tutti e poi perché presto, grazie soprattutto ai nostri figli, questi concetti saranno patrimonio condiviso. Anche dal punto di vista imprenditoriale, la sostenibilità economica non può più essere slegata da quella ambientale e viceversa. Per fare il bene del Pianeta, ossia di tutti noi, o si smette di produrre e di vendere oppure lo si fa rispettando la natura, orientando così anche le scelte dei consumatori. Senza negarci bellezza e piacere: non a caso il nostro quinto piano, con piscina e spa, è dedicato all’ozio creativo”.

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L’INTERVISTA A FRANCESCO FARINETTI

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