L’Unione europea conferma: stop alla vendita di vetture a benzina e diesel entro il 2035

29 Giugno 2022

Il Consiglio dei ministri Ue dell’Ambiente ha annunciato nella notte di aver raggiunto l’intesa sul pacchetto di misure green “Fit for 55” per il clima, che prevede tra l’altro la riduzione del 100% delle emissioni di Co2 entro il 2035 per auto e furgoni nuovi, quindi lo stop alla vendita di vetture a benzina e diesel entro quella data.
La misura è tesa a contribuire al raggiungimento degli obiettivi climatici del continente, in particolare la neutralità del carbonio entro il 2050.
Su richiesta di alcuni Paesi, tra cui Germania e Italia, l’Ue-27 ha anche convenuto di considerare un futuro via libera per l’uso di tecnologie alternative come carburanti sintetici o ibridi plug-in se capaci di raggiungere la completa eliminazione delle emissioni di gas serra.
I ministri europei dell’Ambiente riuniti a Lussemburgo hanno anche approvato una proroga di cinque anni dell’esenzione dagli obblighi di Co2 concessa ai produttori cosiddetti “di nicchia”, ovvero quelli che producono meno di 10.000 veicoli all’anno, fino alla fine del 2035. La clausola, talvolta chiamata “emendamento Ferrari”, andrà a beneficio in particolare dei marchi del lusso. Queste misure devono ora essere negoziate con i membri del Parlamento europeo.
L’obiettivo zero Co2 al 2035 è qualcosa “che le auto ibride ad oggi non possono conseguire, ma se i costruttori pensano di poterlo fare, vedremo, faremo le nostre valutazione nel 2026, dipende da loro”.
Lo ha detto il vicepresidente della Commissione Ue, Frans Timmermans dopo l’accordo, evidenziando che il futuro sarà “elettrico”.
“La schiacciante maggioranza dei costruttori in Europa e nel mondo ha già fatto la sua scelta in questo senso e quella dei carburanti sintetici non sembra una possibilità realistica per via dei costi proibitivi”, ha detto.
“Niente di ciò che è stato deciso ci svierà dall’obiettivo fissato, cioè auto a emissioni zero entro il 2035”, ha evidenziato il vicepresidente Ue, aggiungendo che “se i costruttori da qui al 2026 pensano di poter dimostrare di raggiungere certi obiettivi, lo prenderemo in considerazione con mente aperta”.
L’accordo prevede che nel 2026 la Commissione valuti i progressi compiuti verso il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni e possa riesaminare tali obiettivi tenendo conto degli sviluppi tecnologici.
“I governi europei hanno preso la storica decisione di porre fine alla vendita di auto e furgoni inquinanti. Quello di oggi è un enorme passo avanti per la lotta al cambiamento climatico”.
Così Veronica Aneris, direttrice di Transport&Environment Italia, ha commentato la decisione dei ministri Ue che hanno confermato lo stop alle vendite di nuove auto e furgoni a combustione interna a partire dal 2035.
Della decisione dei ministri “beneficeranno anche la qualità dell’aria, la nostra indipendenza dal petrolio e la possibilità di rendere i veicoli elettrici più accessibili”, ha aggiunto Aneris, ricordando che “ora bisogna concentrarsi sulla capillare diffusione delle infrastrutture di ricarica, la riqualificazione dei lavoratori dell’industria automobilistica e la costruzione della filiera delle batterie sostenibili”.
Secondo Aneris “non dovremmo perdere altro tempo prezioso” sul tema dei carburanti sintetici perché “non sono soluzioni adatte né utili per il settore automotive”.

L’ACCORDO 
I ministri hanno trovato un’intesa sullo stop alla vendita di auto e furgoni con motori a combustione, benzina e diesel, entro il 2035 nell’Unione europea, nel quadro di un aumento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di Co2 delle auto nuove e dei nuovi furgoni entro il 2030 (portandoli al 55% per le auto e al 50% per i furgoni), e arrivando al 100% entro il 2035 per entrambi.
L’Italia, insieme a Bulgaria, Portogallo, Romania e Slovacchia, si era mossa nelle scorse settimane proponendo di posticipare l’eliminazione dei motori a combustione dal 2035 al 2040 e di ridurre le emissioni di Co2 del 90% (invece del 100% come proposto da Commissione europea e Parlamento) nel 2035.
Nonostante le pressioni, la proposta non è passata, ma gli Stati hanno approvato una proroga di cinque anni, fino a fine 2035, per esentare dagli obblighi di riduzione ai produttori che producono meno di 10mila veicoli all’anno. Nella loro posizione gli Stati chiedono alla Commissione una valutazione nel 2026 sui progressi compiuti verso il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni del 100% e la necessità di riesaminare tali obiettivi “tenendo conto degli sviluppi tecnologici”, anche per quanto riguarda le tecnologie ibride plug-in, si legge in una nota del Consiglio.
Parte centrale del pacchetto clima è però la revisione del sistema di scambio di quote di emissioni, l’Emissions Trading System (Ets), il mercato del carbonio dell’Ue attivo dal 2005 che copre le industrie ad alta intensità energetica e il settore energetico. Il Consiglio ha mantenuto l’ambizione proposta dalla Commissione per arrivare a ridurre del 61% le emissioni entro il 2030 nei settori coperti dall’Ets, attraverso un aumento del tasso di riduzione annuale del tetto massimo delle quote del 4,2% all’anno. Sulle quote gratuite, annualmente concesse alle industrie, su cui anche la maggioranza del Parlamento europeo si era spaccata, gli Stati hanno stabilito che saranno eliminate gradualmente in dieci anni, a partire dal 2026 e il 2035.
Nella revisione del sistema Ets, i governi sostengono una delle questioni più controverse (su cui si preannuncia uno scontro nei negoziati con l’Eurocamera): la creazione di un secondo mercato del carbonio da applicare a trasporti ed edifici, da fare entrare in vigore con un anno di ritardo rispetto alla proposta della Commissione (con la messa all’asta delle quote dal 2027 in poi). Per compensare la transizione verso questo secondo sistema di mercato del carbonio, gli Stati hanno sostenuto la creazione di un Fondo sociale per il clima a sostegno delle famiglie vulnerabili, da finanziare proprio attraverso le entrate del secondo Ets. Al netto di un accordo con l’Europarlamento, gli Stati dovranno presentare alla Commissione un “piano sociale per il clima”, in cui dettagliare le misure e gli investimenti su come mitigare i costi della transizione. Secondo la posizione del Consiglio, come nella proposta della Commissione, sarà in vigore tra 2027 e 2032 , in concomitanza con l’entrata in vigore dell’Ets per i settori dell’edilizia e i trasporti.
Accordo tra i ministri anche sull’aumento degli sforzi di riduzione delle emissioni nei settori non coperti dall’Ets – trasporto marittimo nazionale, l’agricoltura, i rifiuti e le piccole industrie – il Consiglio ha sostenuto una revisione del Regolamento di condivisione degli sforzi, portando l’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra a livello dell’UE al 40% rispetto al 2005. Confermato infine l’obiettivo di assorbire 310 Megatonnellate di Co2 equivalenti attraverso i settori dell’uso del suolo, dei cambiamenti nell’uso del suolo e della silvicoltura.

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