Gli esperti italiani: “Prolungare l’ora legale
non fa risparmiare energia”

15 Ottobre 2022

“Non c’è alcuna certezza che l’ora legale comporti un risparmio di energia. Molte concrete sperimentazioni dicono il contrario: fa aumentare i consumi elettrici”.
Lo sostiene Mario Pagliaro, ​dirigente di ricerca al Cnr, in merito alla proposta di esperti e organizzazioni di prolungare di 30 giorni l’ora legale con un risparmio di 70 milioni di euro.
“Nel 2011 i colleghi delle Università di Yale e della California condussero un esperimento naturale nello Stato dell’Indiana per stimare gli effetti dell’ora legale sul consumo elettrico residenziale – spiega – il risultato non diede adito a dubbi: l’ora legale aumentava i consumi elettrici, con un aumento della bolletta domestica di nove milioni di dollari all’anno”.
Il calcolo degli esperti che hanno lanciato sulla rivista Lancet la petizione si basa sul calcolo del risparmio di energia elettrica per l’illuminazione serale che inizierebbe più tardi, e si moltiplica per il costo del chilowattora. Ma, secondo Pagliaro, si tratta di stime che non considerano il buio notturno della mattina, soprattutto nel nord Italia: “In una zona con alta concentrazione di industrie e imprese, la maggior alle 7.00 del mattino è già pienamente operativa, e a quell’ora sarebbero praticamente tutte al buio comportando così un maggiore consumo elettrico”, ha spiegato lo scienziato del Cnr.
Inoltre, prolungare poi di un mese o di più mesi l’ora legale “comporterebbe concreti danni ad agricoltori ed allevatori. Che da sempre si oppongono senza successo, in Europa e Nord America, all’ora legale”.
Come ricorda Pagliaro, quando la Commissione europea tra il 4 luglio e il 16 agosto 2018 ha tenuto la consultazione pubblica che con 4,6 milioni di risposte da tutti i 28 Stati membri ha registrato il più alto numero di risposte mai ricevute in qualsiasi consultazione pubblica della Commissione, il 76% degli intervistati ha risposto che cambiare l’orologio due volte all’anno è un’esperienza “molto negativa” o “negativa”, per ragioni che riguardano l’impatto che l’ora legale ha sulla salute, sull’incremento degli incidenti stradali o sulla mancanza di risparmi energetici.
“Gli unici Paesi i cui cittadini si dicevano favorevoli all’ora legale erano quelli di Malta, Cipro e Grecia – conclude lo studioso – ovvero due isole e un piccolo Paese mediterraneo la cui economia si regge essenzialmente sul turismo estivo e sul cabotaggio marittimo”.

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