Il gas arriva in Europa, ma nessuno lo prende: 35 navi
di Gnl non trovano un porto

20 Ottobre 2022

 

Ci sono più di 35 navi cariche di gas liquefatto al largo della Spagna e nel Mediterraneo, otto delle quali ancorate al largo della baia di Cadice.
Lo riferisce il sito specializzato Euractiv che cita operatori, analisti e fonti presso i terminali Gnl.
“Questa settimana la Spagna – sottolinea Euractiv – offre solo sei slot ai suoi terminali di rigassificazione per i carichi, meno di un quinto del numero di navi in ​​coda al largo delle sue coste. E l’operatore nazionale spagnolo della rete del gas, Enagas, ha fatto sapere che potrebbe dover rifiutare gli scarichi di Gnl a causa della sovraccapacità nei suoi terminali”.
La buona notizia è che il gas c’è, arriva. Per cui l’assenza del flusso russo fa meno paura. La cattiva è che se in pochi mesi l’Europa non si attrezza con strutture adatte a ospitare navi rigasiere, le stesse imbarcazioni potrebbero decidere di cambiare rotta e puntare sull’Asia.
In poche settimane siamo passati da un estremo all’altro.
E il prezzo del Ttf, punto di riferimento del mercato europeo, ne ha risentito tanto che, complice il caldo anomalo nel Vecchio Continente e la forte riduzione della domanda tra inflazione e aria di recessione, sta scendendo a tutta velocità da giorni. Troppa offerta per una domanda scarsa.
Sempre secondo Euractiv ci sono anche navi Gnl all’ancora vicino ad altri Paesi europei, il che potrebbe significare che altre dozzine sono in attesa.
“I livelli di stoccaggio fluttuante nel trasporto di Gnl sono sempre elevati, con poco più di 2,5 milioni di tonnellate legate allo stoccaggio galleggiante”, ha spiegato Oystein Kalleklev, amministratore delegato dell’armatore Flex-Lng Management.
Ma visto il flusso verso l’Europa, sembra che servano più strutture. E in fretta.
La Spagna ha la più grande capacità di rigassificazione dell’Unione Europea, rappresentando il 33% di tutto il Gnl e il 44% della capacità di stoccaggio di gas liquefatto. Il Paese iberico ha sei rigassificatori e sta lavorando per accenderne un settimo.
I Paesi Bassi da fine settembre ne hanno inaugurato uno che può accogliere fino a 8 miliardi di metri cubi l’anno. E la Germania ne ha pronti cinque per i prossimi mesi, dei quali due dovrebbero entrare in funzione entro dicembre.
L’Italia vanta già tre rigassificatori. Uno in Veneto, nei pressi di Porto Tolle, che ogni giorno contribuisce a far arrivare oltre 26 milioni di metri cubi nel nostro territorio. Gli slot sono già pieni fino al 2028.
Poi c’è l’impianto di Livorno, che fornisce zero gas da alcuni giorni, ma che precedentemente immetteva nel circuito circa 14 milioni di metri cubi.
In compenso lavora a pieno regime il rigassificatore di Panigaglia, in Liguria.
Una settimana fa infatti l’Eni ha avviato la fornitura di volumi addizionali per l’inverno 2022-2023 al terminal in provincia di La Spezia. Il primo carico, consegnato a inizio mese, arrivava con Gnl proveniente dall’Angola, utilizzando il ricarico dai terminali in Spagna su navi di dimensioni ridotte, le uniche compatibili con il terminale ligure.
Nel mese arriveranno consegne di gas liquefatto da Egitto e Algeria.
Eni, in un comunicato di qualche giorno fa, spiegava che il contributo complessivo del Gnl addizionale al piano di potenziamento delle forniture verso l’Italia, grazie alla disponibilità dei nuovi terminali di rigassificazione in sviluppo, sarà tra il 2022 e il 2023 di oltre 2 miliardi di metri cubi, raggiungerà progressivamente i 7 miliardi tra il 2023 e il 2024, per superare i 9 miliardi tra il 2024-2025, in aggiunta ai volumi di gas addizionali previsti via gasdotto. Perché accada tutto ciò però deve attivarsi il rigassificatore di Piombino, previsto entro primavera dell’anno prossimo ma al centro di forti polemiche, e poi quello di Ravenna a inizio 2024.
I veti o i ritardi rischiano di spingere le navi rigasiere a prendere altre direzioni.

[email protected]

© Copyright 2023 Editoriale Libertà