Il teatrino dell'assurdo di Sio, per ridere dallo smartphone alle pagine
Fumettista, editore e youtuber, Simone Albrigi è uno dei capofila dei comics innovativi più amati, dai giovanissimi e non solo
Alessandro Sisti
|17 ore fa

Un immaginario senza limiti per divertire i giovanissimi
Tutto cambia e tutto resta uguale. Una cinquantina d’anni fa lo cantava Gabriella Ferri, prima di lei l’aveva scritto Giuseppe Tomasi di Lampedusa ne “Il Gattopardo” e a metà dell’800 lo affermava il giornalista e aforista francese Alphonse Karr, ma a chiunque la si voglia attribuire, la citazione ogni tanto torna utile. Anche per parlare di fumetti, che spesso sono partiti dal medium più popolare del momento per approdare solo in seconda battuta sulla carta stampata: uno degli esempi più eclatanti è quello di Mickey Mouse, che dopo aver debuttato al cinema nel 1928 come disegno animato, nel 1930 è passato ai comics. Pur cambiando gli schermi la storia si ripete e oggi è sul web che i nuovi eroi disegnati raccolgono gli spettatori per trasformarli in lettori, specie per quanto riguarda i giovanissimi. Il fumetto non è un genere, bensì un mezzo di comunicazione che a pubblici diversi racconta storie diverse, per cui chi segue le graphic novel dal taglio più letterario o gli immancabili manga può non accorgersi dei successi che entusiasmano i bambini e i ragazzi fra i 7 e i 12 anni ai quali si rivolge Sio, al secolo Simone Albrigi. Non solo a loro, naturalmente, e posso testimoniarlo avendo conosciuto ventenni appassionati dei suoi folli cartoon e delle sue strip, compresi quindi non pochi frequentatori di questa Officina e se siete suoi fan vi sembrerà incredibile che qualcuno non lo conosca. Nel qual caso siete autorizzati a saltare le prossime righe, lasciando che presenti a tutti gli altri uno degli autori più amati da figlie, figli e nipoti.

Veneto di Montorio Veronese, classe 1988, laureato in Lingue Orientali e per tre anni insegnante d’italiano e d’inglese in Giappone – tanto per metterci un po’ di curriculum, che ci sta sempre bene – Sio inizia a scrivere e disegnare fumetti col personaggio dell’Uomo Scottecs. È un nome che ammiccando a un arcinoto marchio di carta per il bagno e la cucina dichiara la sua filosofia, come a mettere ironicamente da parte eventuali pretese culturali o artistiche. “Scottecs Comics” e “Scottecs Megazine” si chiameranno anche il contenitore di webcomic e la testata cartacea, pubblicati fra il 2006 e il 2015 con l’editore Shockdom. Nel contempo Sio si lancia sui social divenendo rapidamente uno degli youtuber più seguiti, con un canale (intitolato “Scottecs Toons”), che nel 2023 superava i 2,3 milioni di iscritti e il mezzo miliardo di visualizzazioni. In rete come sulla carta la sua cifra stilistica è un amalgama di comicità, brevità e nonsense surreale, indicativa di ciò che piace al nuovo pubblico del fumetto. Il condensare una battuta e un messaggio nelle poche vignette di una striscia o tutt’al più di una pagina autoconclusiva distingueva in passato i fumetti destinati al lettore adulto, spesso contraddistinti da contenuti intellettuali e più livelli di lettura, tuttavia la consuetudine con la comunicazione online ha abituato i nativi digitali delle generazioni Z e Alpha a prediligere la sintesi e l’immediatezza (qualcuno mi ha perfino detto che la forma ottimale di film è il trailer), quanto ai contenuti, l’umorismo di Sio è diretto e comprensibile a tutti. Nonché un tantino delirante, per coinvolgere il pubblico in una dinamica la cui regola è shakerare i luoghi comuni con una dose d’assurdo, mettendo in scena personaggi come il proverbiale Albero Saggio, che però a chi gli pone profonde domande esistenziali risponde con banalità prive di senso oppure semplicemente “Boh?”, o ancora ridendo dei format d’intrattenimento più scontati con parodie come il programma di cucina della Signora Mariangiongiangela, che propone ricette come i ginocchi al ragufo e il panettorrondoro per le feste, o quello scientifico-divulgativo Supersquorz del Dottor Culocane, secondo il quale sette è il numero massimo di qualsiasi cosa e l’acqua è un veleno mortale. Altrove l’effetto comico si basa sulla reiterazione che i lettori/spettatori conoscono e attendono, così che nelle vignette di Nonno Laser – il cui sguardo è un raggio apocalittico degno dei più potenti supereroi, ma che il Nonno è incapace di controllare – qualunque situazione termina in una catastrofe al grido di “laaaaser”, mentre quelle del decrepito e barbuto Old Vecchio si concludono invariabilmente con la di lui dipartita. Senza il timore di turbare il pubblico infantile con il tema della morte, escluso da altri prodotti per quella fascia anagrafica, tanto si sa che nella prossima striscia Old Vecchio sarà vivo e vegeto, nonché pronto a morire di nuovo.

Accanto c’è il gioco linguistico delle sonorità e dei significati, per il quale i personaggi saltuari hanno nomi come Sgardobof, Parmigiacomo o Gianfrancioschio, che insieme ad animali come il guffo (un gufo buffo) o la Mucchina, antisettico bovino naturale per i tempi di Covid, e l’alieno Bruco Gianluco vanno dal barrucchiere, un po’ bar e un po’ parrucchiere, a bere un bicchiere di petrolio pagando con lo smartphone, che il bar-biere si prende volentieri. Rivolgendosi ai lettori attraverso redazionali e simili, Sio adotta invece un lessico piano, ridondante di superlativi come “mattissimo” e “megapazzo” per sottolineare le trovate con le quali promette di sorprendere e divertire, oltreché di neologismi a misura di bambino come “schiferito” (il contrario di preferito), che generano un vocabolario con cui si pone sullo stesso piano del suo pubblico. Il corrispettivo grafico è uno stile di disegno ridotto più che all’essenziale, i cui interpreti sono pupazzetti composti da poche linee approssimative e forme geometriche a prima vista elementari, che però nelle espressioni e nei segni costruiscono un alfabeto, più codice visivo che scelta estetica. Tanta studiata semplicità consente di veicolare – sotto traccia, ma neppure troppo – concetti relativi alla negatività dei conflitti o ai rischi dei cambiamenti climatici, incorporando al divertimento una valenza educativa e d’attualità che si rispecchia nella cura con cui, nelle edizioni a stampa, per i testi “Scottecs” impiega caratteri ad alta leggibilità facilmente fruibili anche nelle dislessie e adotta lo “schwa”, quella specie di curiosa “e” capovolta che permette di scrivere le parole senza differenze di genere, affinché anche i più piccoli, notandolo, si abituino a pensare che non è il caso di farne. I fumetti di questo inizio di secolo attraversano una trasformazione che da una parte li conduce verso il romanzo e una letteratura disegnata matura, ma che esige un rinnovamento anche nella produzione di puro svago destinata alla grande distribuzione. In questo la strategia comunicativa di “Scottecs” è un fenomeno originale e vincente, tanto che a Sio il mensile “Linus” ha dedicato un numero fra quelli riguardanti figure della statura di Giorgio Armani, Stanley Kubrick o Luca Guadagnino. Come a suo tempo Mickey Mouse è passato dalla pellicola alla pagina, i suoi personaggi sono andati dal monitor al fumetto accompagnando quella che oltre a un’espressione d’autore è una visione imprenditoriale. “Scottecs Toons” raccoglie così sponsorizzazioni prestigiose e Sio ha realizzato videoclip musicali per Lo Stato Sociale ed Elio e le Storie Tese, prodotto peluche dei suoi protagonisti e fondato insieme ai colleghi Francesca Presentini, in arte Fraffrog, Davide “Dado” Caporali e Giacomo Keison Bevilacqua, creatore della serie ”A Panda piace”, la casa editrice indipendente Gigaciao per pubblicare la rivista “Sottecs Gigazine”. Almeno fino a ora, ma chissà. Arrivederci fra qualche anno a Sioland?


