La rinascita di Trombetta: «Grazie anche patto post-Palazzolo»
L'attaccante biancorosso ha invertito l'inizio negativo: «Mai pensato a un possibile sostituto in arrivo»
Paolo Gentilotti
|4 mesi fa

Parliamo del centravanti ritrovato, di Michele Trombetta e di un Piacenza che con due vittorie consecutive (Tuttocuoio e Correggese) ha rimesso seriamente nel mirino il primato nel girone. Parliamo di un 31enne che solo la scorsa stagione è stato promosso con il Forlì, ma che sembrava essersi perso nei corridori del Garilli. Poi la domenica in Toscana, la doppietta e la conferma, sette giorni dopo, contro i reggiani: niente gol, stavolta, ma la capacità di prendere possesso di tutto quello per il quale era stato acquistato: difesa e distribuzione del pallone, impatto fisico, conclusioni in proprio.
Ma cosa pensavi quando leggevi che il Piacenza stava cercando un nuovo centravanti?
«A quello sinceramente ho pensato poco, sono rimasto sempre e solo concentrato sul come uscire da un momento che non era quello che avrei voluto vivere».
E cosa è scattato allora contro il Tuttocuoio?
«Non è che sia scattato qualcosa di particolare, non esistono magie. La verità è una sola: dopo la sconfitta di Palazzolo abbiamo avuto un confronto aperto e sincero con lo staff tecnico e la dirigenza. Ci siamo detti che tutti avremmo dovuto fare di più, in allenamento come in partita. Credo che i risultati si siano poi visti: abbiamo giocato due partite con una concentrazione e una dedizione che credo siano state visibili per tutti».
C’entra anche il cambio di modulo? Ti trovi meglio ad avere un altro attaccante più vicino?
«Sì, questo è vero, ma non nel senso che sento dire. Cioè: siamo cresciuti perché è migliorata l’applicazione, abbiamo più gente di gamba a centrocampo, abbiamo uno spirito diverso. Questo sarebbe emerso anche nel 4-3-3 che abbiamo adottato prima degli infortuni di Taugourdeau e D’Agostino».
Ma cosa pensavi quando leggevi che il Piacenza stava cercando un nuovo centravanti?
«A quello sinceramente ho pensato poco, sono rimasto sempre e solo concentrato sul come uscire da un momento che non era quello che avrei voluto vivere».
E cosa è scattato allora contro il Tuttocuoio?
«Non è che sia scattato qualcosa di particolare, non esistono magie. La verità è una sola: dopo la sconfitta di Palazzolo abbiamo avuto un confronto aperto e sincero con lo staff tecnico e la dirigenza. Ci siamo detti che tutti avremmo dovuto fare di più, in allenamento come in partita. Credo che i risultati si siano poi visti: abbiamo giocato due partite con una concentrazione e una dedizione che credo siano state visibili per tutti».
C’entra anche il cambio di modulo? Ti trovi meglio ad avere un altro attaccante più vicino?
«Sì, questo è vero, ma non nel senso che sento dire. Cioè: siamo cresciuti perché è migliorata l’applicazione, abbiamo più gente di gamba a centrocampo, abbiamo uno spirito diverso. Questo sarebbe emerso anche nel 4-3-3 che abbiamo adottato prima degli infortuni di Taugourdeau e D’Agostino».

