«Stipendi Sèleco con i soldi del Pro Piacenza»

Il curatore fallimentare del team rossonero è stato sentito in tribunale nel processo per bancarotta fraudolenta a Pannella

Paolo Marino
Paolo Marino
|7 ore fa
Maurizio Pannella quando era presidente del Pro Piacenza e della Sèleco
Maurizio Pannella quando era presidente del Pro Piacenza e della Sèleco
2 MIN DI LETTURA
Il curatore fallimentare del Pro Piacenza, Fabrizio Maiocchi, è stato sentito ieri in tribunale nell'ambito del processo per bancarotta fraudolenta a carico dell'ex presidente rossonero, Maurizio Pannella.
Attenzione concentrata su un saldo negativo di un milione e 450mila euro e sulla la necessità di immettere nella società due milioni per garantire al Pro Piacenza la partecipazione al campionato 2018/19 di serie C. «Il piano finanziario per rispettare gli impegni di ricapitalizzazione fu illustrato in un consiglio d’amministrazione nell’agosto 2018», ha puntualizzato Maiocchi. «Nel cda erano tutti consapevoli, compreso Maurizio Pannella, della necessità d’immettere questi soldi?», ha chiesto il pubblico ministero Luca Morisi. Affermativa la risposta del curatore, chiamato a testimoniare nel processo per la bancarotta del club dichiarato fallito il 19 giugno 2019. La consapevolezza della situazione si ricava, a giudizio del testimone, anche da un documento risalente al novembre 2018 nel quale Pannella, in qualità di amministratore unico del Pro Piacenza, chiedeva alla Sèleco, lo storico marchio di televisori che sponsorizzava i rossoneri, di ripianare il deficit patrimoniale della squadra. Con l’avvertenza, è stato sottolineato in aula, che la Sèleco era di proprietà dello stesso Pannella.
La ricostruzione della situazione patrimoniale della squadra ha segnato l’inizio del processo che vede Pannella e Kristina Shulska, all’epoca legata sentimentalmente al patron del Pro, accusati del reato di bancarotta fraudolenta, collegata a un passivo fallimentare di circa 2.3 milioni di euro. Sono difesi dagli avvocati Francesco e Nunzio Caroleo Grimaldi e da Matteo Dameli. L’ex direttore generale Massimo Londrosi si è costituito parte civile con l’avvocata Anna Fassardi.
Ripercorse nel processo le principali condotte contestate. Sul fronte delle distrazioni, ricordati quattro assegni monetizzati, per un totale di 25mila euro. «Sono stati incassati in banca e l’unico che aveva il potere di farlo era Pannella», ha evidenziato il curatore. Menzionati i 72mila euro utilizzati per pagamenti di spese della Sèleco, tra stipendi dei dipendenti, la parcella di un notaio e i pagamenti dei parcheggi al porto di Trieste. E poi i rimborsi di 42mila euro a Pannella.
Quanto a Shulska, fu assunta dal Pro Piacenza per un paio di mesi, alla fine del 2018. «Ha mai lavorato? », ha chiesto il pm Morisi. «Che io sappia no», la risposta di Maiocchi. «Usava una Fiat 500 noleggiata a nome del Pro Piacenza con la quale girava mezza Italia e prendeva molte multe per divieto di sosta», ha aggiunto il curatore.
Sul fronte delle dissipazioni, è stato ricordato che gli sponsor - primo fra tutti la Sèleco - non avevano versato le cifre concordate e che i contratti furono risolti in modo consensuale, cioè con il placet di Pannella. Dissipato anche il valore del vivaio, valutato in 260mila euro. «Quando la Figc radiò la società, in seguito tra l’altro alla disastrosa partita a Cuneo nella quale la squadra scese in campo con sei giocatori e il massaggiatore, perdendo 20-0, tutti i giovani del vivaio furono liberi di andarsene e di tornare ai club di provenienza senza che nulla fosse dovuto al Pro Piacenza», ha osservato il curatore.