Gigi Cagni: «Ecco perché chiusi Papais in un portone»

L'aneddoto raccontato dall'ex mister del Piacenza in un podcast

Michele Rancati
Michele Rancati
|10 ore fa
Cagni e Papais, agli estremi della seconda fila nella foto di gruppo del Piacenza 1990-91
Cagni e Papais, agli estremi della seconda fila nella foto di gruppo del Piacenza 1990-91
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Tanto dalle pagine di Libertà (con la rubrica “Rangét”), quanto con i libri (l’ultimo ha l’omonimo titolo) e con le interviste, Gigi Cagni sta svelando molti aneddoti curiosi dalla sua lunga carriera.
Stavolta, ospite del podcast “Pro Football”, l’allenatore del Piacenza più indimenticabile della storia ha rivelato un episodio accaduto con Giorgio Papais, che di quella squadra era una colonna il campo. Un racconto non fine a se stesso, ma funzionale a spiegare come sia complessa la gestione di un gruppo e di uno spogliatoio, per di più in un mondo già molto particolare come quello del calcio.
Le sue parole sono state riprese da molti siti web, tra cui Fanpage. «Dovete sapere che quando tu sei nello spogliatoio - ha detto - la psicologia ti insegna, è come a scuola: tu entri, quelli che sono davanti sono quelli che hanno personalità, quelli che sono sugli angoli ne hanno un po’ meno, quelli che sono sui lati così e così. Non è che non sono capaci a giocare, hanno un po’ meno personalità degli altri».
Quindi il cuore del racconto: «Io entravo nello spogliatoio, parlavo e avevo questo giocatore che si chiama Papais, friulano, e aveva sempre la testa bassa. Io dicevo: “Giorgio, non riesco a parlare se non mi guardi in faccia’” E lui mi rispondeva, questo all’inizio, quando l’ho conosciuto: “Mister, io la sento”. Una volta così. Poi giochiamo all’inizio del campionato, lui era mezzala destra, io ho sempre giocato col 4-3-3. Si era fatta male la mezzala sinistra, allora gli dico: “Giorgio, giochi a sinistra”, “No, ma io a sinistra non posso giocare”; “Giorgio, gioca a sinistra”, “No, io quel ruolo non riesco a farlo”. E io l’ho messo a sinistra, quindi giochiamo. Non so se per ragioni psicologiche o altro, ma veramente faceva cagare. Dopo dieci minuti, un quarto d’ora, l’ho tolto».
Serviva un chiarimento, anche drastico: «Io avevo capito che era un giocatore importante. E quando fai una cosa che non funziona devi fare il contrario, devi buttare il sasso nello stagno, perché solo così riesci a capire le cose. Quindi prima di una partita di Coppa Italia facciamo la solita passeggiata. Arriviamo in un posto, in una via, dove c’è un portone. Io ero davanti e piano piano, senza farmi notare, perché lui stava in fondo, torno indietro, lo prendo, lo spingo nel portone e chiudo il portone. E gli dico: “Adesso io e te dobbiamo parlare”. Mi ha detto di tutto, io gli ho detto di tutto. Da lì è nato l’amore, sei anni insieme siamo stati. Bisognava farlo».
I fatti raccontano che il risultato era stato evidentemente raggiunto: Papais è stato una colonna biancorossa dal 1990 al 1995, giocando 147 partite e conquistando la prima storica promozione in Serie A (1992-93) e anche la seconda (1995-95), dopo l’immeritata retrocessione dal massimo campionato.