Tragedie stradali, il papà di Sonia: "Mia figlia avrà 27 anni per sempre"
Redazione Online
|2 anni fa

Danilo Tosi legge la cronistoria di quello che è avvenuto la sera dell’1 agosto del 2021 quando sua figlia Sonia e il fidanzato Daniele sono stati uccisi da un automobilista che guidava con un tasso alcolemico di 3.1.
La testimonianza di Tosi – “Sono il padre di una ragazza che avrà 27 anni per sempre”, così si presenta – apre il seminario su “Il valore delle parole. La narrazione sbagliata degli scontri stradali e l’importanza di una corretta comunicazione”, organizzato dall’Ordine dei giornalisti e dalla Fondazione Giornalisti dell’Emilia Romagna in collaborazione con l’associazione Sonia Tosi e l’associazione Lorenzo Guarnieri e coordinato da Alberto Fermi.
Proprio il padre di Guarnieri, Stefano, che è esperto di sicurezza stradale, è entrato nel cuore della questione: “L’attività più pericolosa che facciamo ogni giorno è metterci sulla strada e noi non ne abbiamo consapevolezza – sottolinea – nel 95 per cento dei casi la causa della violenza stradale è data dai comportamenti umani”.
A fargli eco è il consigliere regionale dell’Ordine Giorgio Lambri: “Pesare con attenzione il valore dei termini che usiamo è obbligo deontologico della professione, tanto più quando si riferisce di fatti tragici – spiega – come farlo? Ad esempio evitando stereotipi devianti”.
La conferma arriva anche dal direttore di Libertà Pietro Visconti, di cui è stato letto un messaggio: “L’invito è a soppesare con sempre maggior cura le parole che usiamo per raccontare le tragedie della strada. Maggior cura significa intanto evitare gli stereotipi che deviano dalla verità delle cose”.
A seguire sono stati gli interventi della giornalista Simona Bandino e della dirigente superiore della polizia Elisabetta Mancini: “La nostra deontologia lascia piena libertà nell’uso delle parole – sottolinea la prima – ma cominciamo a considerare gli scontri stradali come un reato”. “Abbiamo studiato la figura del poliziotto che accompagna la famiglia in questi casi – spiega Mancini – col progetto Chirone si è cercato di dare delle linee guida nella comunicazione del lutto e nell’approccio con le vittime”.
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