Viaggio della Memoria al termine con la visita al Martinetto di Torino
Nelle orecchie i canti di Resistenza, negli occhi i muri in cemento armato e i soffitti a volta dei rifugi
Elisabetta Paraboschi
|1 anno fa

Si torna. Nelle orecchie abbiamo ancora i canti di Resistenza che stamattina hanno chiuso la cerimonia al sacrario del Martinetto, a Torino, a cui per quei casi fortuiti della vita abbiamo assistito in questa terza giornata del Viaggio della Memoria. Negli occhi ci sono ancora i muri in cemento armato e i soffitti a volta dei rifugi sepolti dodici metri sotto terra: ci andiamo scendendo decine di gradini per ritrovare panche di cemento e scritte che invitano a non fumare. Alcuni si scoprono claustrofobici. Il Viaggio della Memoria organizzato dall’Isrec di Piacenza con Istoreco nel Piemonte che ottant’anni fa resisteva serve anche a questo: non solo a scoprire la storia e le storie di due territori, Cuneo e Torino, dove gli effetti della guerra sono piombati come bombe già due giorni dopo l’annuncio del 10 giugno 1940. Il cammino, che i ragazzi dei licei Colombini e Cassinari, del Polo Volta e della consulta studentesca hanno affrontato, insegna loro a non essere indifferenti. A essere curiosi. Ad ascoltare. A lasciarsi travolgere senza cadere nel patetico.
Al Martinetto, ex poligono di tiro in cui a cielo aperto vengono fucilati 63 antifascisti, tanta gente è arrivata per ricordare quegli otto uomini del Cln giustiziati 81 anni fa. Ci siamo anche noi. Più avanti andremo a visitare il rifugio in piazza Risorgimento immaginando come dovessero starci 1400 persone in piena guerra e poi ancora, al Museo diffuso della Resistenza di Torino, andremo in un altro rifugio più piccolo e ascolteremo altre storie prima di rimetterci ancora in cammino, sulla via del ritorno verso Piacenza. Ne è valsa la pena anche stavolta? Sì, senza dubbi.
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