Tutto testa e coda: i girini e la metamorfosi stagionale
E' il momento della comparsa delle larve di rane e altri anfibi, negli stagni sparsi in collina piacentina
Dea De Angelis
|2 mesi fa

Senza scomodare il capolavoro letterario di Franz Kafka “La metamorfosi”, ma buttando lo sguardo a quel che accade nel mondo naturale, è notizia interessante di questi giorni la nascita dei girini, le larve di rane e altri anfibi, negli stagni sparsi in collina piacentina. Piccoli esseri acquatici colore nero dall’aspetto molto simile a uno spermatozoo, il seme maschile che lanciato nel corpo femminile nuota in competizione con altri spermatozoi verso l’ovulo per fecondarlo.
Il girino è tutto testa e coda che con movimento ondulatorio, come fosse una pinna di pesce, sposta l’animaletto. Una larva – si diceva – che, come tale, è soggetta a metamorfosi: un processo biologico che porta il girino – non senza ostacoli - verso la fase adulta. Come un bruco che diventa farfalla, anche il girino diventa rana, anfibio terrestre legato sempre a zone acquitrinose. Pensate agli esemplari su foglie di ninfea. Subisce una vera metamorfosi fisica e fisiologica: perde la pinna e gli crescono le zampine, la respirazione si fa polmonare, e – pensate – da erbivoro diventa insettivoro.
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