Al Carmelo in scena la teologia del jazz. «Dio non può che essere un musicista»
Il concerto con meditazioni a Cives. Il teologo Garlaschelli: «In questa musica non tutto è prestabilito, così come nella creazione»

Federico Frighi
|1 mese fa

Un momento della serata di teo-jazz nella chiesa delle monache di clausura in via Spinazzi
I fondamenti della fede, il rapporto tra divino e umano. A dare una mano alla nostra mente, a indicare una strada può essere la musica jazz. E’ così che nasce la teo-jazz, la teologia del jazz. Il palcoscenico è la chiesa piacentina del Carmelo, quella di via Spinazzi, attigua al monastero di clausura delle Carmelitane. E’ qui, in un mondo che sembra fuori dal mondo ma non lo è, che trova la sua consacrazione la teo-jazz. , Dopo quattro anni di tentativi un po’ in sordina tra l’inizio in San Donnino - con un mix tra Brian Eno (inventore della musica d’ambiente) e i pensieri di don Primo Mazzolari - e le repliche al collegio Sant’Isidoro.
Grazie alla scuola di formazione civica Cives, a quattro giovani piacentini - Gabriele Garlaschelli (chitarra e voce), Alessandro Battaglia (tastiere e sint), Matteo Marasco (basso), Andrea Santi (batteria) riuniti nel Plus Quartet -, al teologo piacentino Enrico Garlaschelli.
Così, venerdì sera, di fronte a una cinquantina di persone e, oltre la grata, a una decina di suore di clausura, è andata in scena la teo-jazz.
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Così, venerdì sera, di fronte a una cinquantina di persone e, oltre la grata, a una decina di suore di clausura, è andata in scena la teo-jazz.
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