«La palestra non sia un campo di battaglia»
Pallavolo - La presidente provinciale della Fipav Elisa Ghezzi scrive ai club dopo le tensioni vissute in alcune partite giovanili

Michele Rancati
|4 giorni fa

Lunedì mattina tutte le società di pallavolo iscritte alla Fipav hanno ricevuto una e-mail firmata da Elisa Ghezzi, presidente provinciale della federazione.
Nel testo si dice «profondamente amareggiata dal clima degradante che si è respirato sugli spalti» di una sfida giovanile in cui era personalmente presente.
«Noi adulti, che si tratti di genitori, allenatori o dirigenti, siamo i primi responsabili dell’educazione dei ragazzi: il nostro esempio è il loro manuale di comportamento», prosegue, richiamando esplicitamente a un maggiore senso di responsabilità tutti coloro che sono a contatto le giovani generazioni.
Nel testo si dice «profondamente amareggiata dal clima degradante che si è respirato sugli spalti» di una sfida giovanile in cui era personalmente presente.
«Noi adulti, che si tratti di genitori, allenatori o dirigenti, siamo i primi responsabili dell’educazione dei ragazzi: il nostro esempio è il loro manuale di comportamento», prosegue, richiamando esplicitamente a un maggiore senso di responsabilità tutti coloro che sono a contatto le giovani generazioni.
«La competizione è il sale dello sport - scrive ancora la presidente - ma non può diventare un pretesto per l’inciviltà. Dobbiamo insegnare che esiste un agonismo positivo e un agonismo che, portato all’eccesso, non può che creare danno, caricando degli adolescenti di aspettative talvolta sproporzionate. Per questo dobbiamo sempre avere rispetto di chi gioca dall’altra parte della rete. Così come bisogna avere rispetto degli arbitri, che sono umani e possono, come succede agli stessi atleti in campo, sbagliare».
Infine, un promemoria collettivo: «Si deve, sempre, divertirsi: ce lo stiamo dimenticando. Perché se una partita diventa un campo di battaglia verbale, abbiamo già perso tutti, indipendentemente dal punteggio sul tabellone».
Infine, un promemoria collettivo: «Si deve, sempre, divertirsi: ce lo stiamo dimenticando. Perché se una partita diventa un campo di battaglia verbale, abbiamo già perso tutti, indipendentemente dal punteggio sul tabellone».
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