Da Mâcon a Farini con “Edidon” un goloso gemellaggio tra Borgogna e Alta Valnure

Di Giorgio Lambri 17 Maggio 2021

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Che ci fanno sullo stesso scaffale – e per di più in un ex-discoteca – la moutarde de Beaune e il miele della Valnure? Lo Chardonnay di Borgogna e il Gutturnio dei nostri colli? Le gaufrette francesi e i “Baciotti” dell’Antico Mulino di Ottone? I pregiati formaggi transalpini e la Mariola dei Salini?
Per scoprirlo c’è da salire fino a Farini, dove una vulcanica coppia italofrancese ha aperto una bottega che vive proprio su questa doppia identità enogastronomica. Anzi più che di un’apertura ex novo si tratta di un’immigrazione commerciale della stessa attività, da Mâcon, capoluogo del Dipartimento della Saona e Loira, fino a Farini, seguendo un percorso già intrapreso parecchi anni fa (per amore) dal compianto chef Georges Cogny.
La genesi di “Edidon” è prima di tutto un’emozionante storia famigliare, che parte dalla Valnure, approda alla prima periferia di Parigi, a Nogent sur Marne (il paese di centinaia di emigrati piacentini), quindi in Borgogna e di nuovo sulle nostre colline.
La protagonista principale è Patrizia Scrivani, 53 anni, nata nella capitale di Francia ma figlia di emigrati da Unghia (minuscola frazione di Farini) e fin dalla giovane età molto legata più ai luoghi natali dei genitori che al suo.
“In Valnure sono stata battezzata – racconta – e sono sempre tornata ad ogni estate, non mi sono mai considerata “parigina” e il mio sogno è sempre stato quello di venire a stare quassù”.
E invece, complice un’amica, è finita in Borgogna, dove ha conosciuto Philippe Rozans, 56 anni, architetto d’interni con la passione (comune a molti, in questa porzione di Francia) per il buon cibo e il buon vino. L’amore ci ha messo lo zampino – ça va sans dire – e ha indotto Patrizia ad aprire un negozio di gastronomia a Mâcon, che si chiamava “Farini a tavola” e proponeva appunto prodotti d’eccellenza francesi e italiani (ma in particolare della valle del Nure) con la possibilità di consumarli anche all’interno e all’esterno del negozio. La crisi economica legata alla pandemia ha fatto il resto. “Entrambi eravamo stanchi della Francia – prosegue Patrizia, mentre affetta salumi per un aperitivo di compleanno che sta “andando in scena” ai tavoli fuori dal locale – e nel frattempo anche Philippe era rimasto stregato da queste colline; diciamo che non ho dovuto fare troppa fatica per convincerlo a cambiare completamente il corso delle nostre vite e a trasferirci qui”.
La scelta è caduta sui locali che ospitavano la discoteca di Farini, nata come Kapogiro e poi divenuta Camelot. Patrizia ci veniva a ballare da teenager nelle sue estati valnuresi e proprio per questo ha voluto lasciare sul muro una “mirror ball” dell’epoca, cioè una luce stroboscopica a sfera che illuminava la disco-dance. A disegnare l’interno del negozio è stato ovviamente il marito con un progetto molto semplice ma nello stesso tempo piacevole e adatto all’attività: tanto legno, sedie multicolori, una bilancia d’altri tempi, tavolacci e vecchi armadi.
Creato il locale c’era solo da battezzarlo e la scelta è caduta su una battuta tipicamente “farinese” e cioè l’appellativo scherzoso affibbiato da residenti ai tanti emigrati in Francia che periodicamente tornano in Valnure per le vacanze. “Quando invitiamo qualcuno che tergiversa a parlare gli diciamo sbrigativamente “et dis donc” che qui è diventato “Edidon” ed è il nomignolo con il quale ci chiama la gente con scherzoso riferimento anche al ditone del piede”!
La bottega ha aperto in concomitanza con il ritorno alla zona gialla e – come si dice – se il buongiorno si vede dal mattino, pare proprio che incontri il gusto dei valligiani, ma anche dei turisti (in particolare motociclisti che con la bella stagione sostano ad ogni weekend a Farini).
Un valore aggiunto di Edidon è certamente la preparazione, non solo di diversi tipi di ottimo pane, ma anche di croissant e pan au chocolat della tradizione transalpina.
Poi ci sono i salumi, la già citata Mariola; coppa, salame e pancetta Dop di aziende della vallata, la Giovanna di Capitelli. E i formaggi, con doppia opzione italo francese. A provvedere agli approvvigionamenti d’Oltralpe è Philippe con periodiche partenze in direzione Borgogna. C’è anche un fornito bancone di frutta e verdura freschi e la prelibata pasta di Mareto: tortelli, anolini, pissarei e gnocchi, con i relativi sughi preparati artigianalmente. Insomma, una colorita e multiforme bottega del gusto nella quale il grande Georges, che riposa in cima al monte che fronteggia il paese, nel cimitero di Groppallo, sarebbe felice di poter scendere a far compere. Che altro dire se non il rituale “bonne chance” a Patrizia e Philippe.

giorgio.lambri@liberta.it

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