Le bottiglie piacentine di “DoctorWine”

Di Giorgio Lambri 23 Novembre 2021

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Parola di Daniele Cernilli: “Per far conoscere i vostri meravigliosi vini vi manca solo il pacchetto di mischia, per dirla in termini di uno sport che amo”. Il critico enologico di fama internazionale, tra i fondatori di Gambero Rosso ma da anni ormai conosciuto come DoctorWine, nome dell’eno-web magazine che ha creato e dove mette a frutto la sua più che trentennale esperienza, è stato ospite di una formidabile serata in quell’incoraggiante new entry della ristorazione che è La Trebbia (l’ex Rossia) appena fuori da Gossolengo, un locale giovane ma che si è già dato una cifra stilistica peculiare, molto piacevole sia per quanto riguarda la cucina (molto curata) sia per l’accoglienza. Attorno a Cernilli qualche decina di vigneron piacentini e tanti appassionati di vini nostrani per salutare l’edizione 2022 della Guida Essenziale ai Vini d’Italia. Che, come ho già avuto modo di raccontarvi in questa stessa rubrica, ha avuto una grande e opportuna attenzione ai vini piacentini, segnalandone ben sette (su dieci d’Emilia) con il prestigioso “faccino” di Doctor Wine: il Vinsanto di Vigoleno 2010 di Lusignani e la stessa annata di quello di Albarola di Barattieri, il Valluna 2019 di Cantine Romagnoli e sempre dell’azienda di Villò anche lo spumante Il Pigro Dosaggio Zero  extra brut 2018, la Malvasia Bianca Regina 2013 di Lusenti e il Gutturnio Riserva Bollo Rosso 2017 di Cantina Valtidone (che è stata anche segnalata da Cernilli con il Premio Cooperazione). Un riconoscimento che Doctor Wine ha voluto creare per un vino da lui stesso definito “sorprendente” è andato alla Barbera L’Attesa 2015 di Solenghi ma nel corso della serata sono stati menzionate e ” testate” dai commensali anche altre bottiglie di pregio delle Cantine Marengoni e Vitivinicola Valla. Con il sublime conforto di un menu studiato ad hoc dallo staff de’ La Trebbia e che partiva da vari tipi di pane fatto in casa per proseguire con “tortino di patate con fonduta al Grana Padano stagionato 24 mesi e tartufo nero”, “pacchero al forno ripieno di ragout di coniglio e salsa alla cacciatora”, “guancialino di maiale brasato al Gutturnio e servito con patate allo zafferano e funghi”, e infine le “pere cotte al Gutturnio con il gelato allo zabaione”. Si tratta, peraltro, di piatti in carta nel ristorante di Gossolengo gestito dal vulcanico Giacomo Jack Rizzi, un locale che sta davvero bruciando le tappe, strutturalmente giovane e informale, ma comunque elegante e che sa proporre una cucina di notevole spessore (con particolare riguardo alla carne) abbinata a una cantina di prim’ordine. Tornando all’ospite della serata enologica, è stato piacevole scoprire quanto conosca e apprezzi i vini del nostro territorio. A cominciare dai due vin santi che Cernilli considera tra i migliori vini dolci italiani “la risposta piacentina ai leggendari Madeira – ha detto – vini che non temono confronti anche a livello internazionale”. Doctor Wine ha poi speso parole di elogio anche per le bollicine del nostro territorio: “La viticoltura collinare piacentina si presta egregiamente alla spumantizzazione – ha detto – e questa produzione sarà sempre più protagonista, tanto più in tempi di rapido cambiamento climatico che sposterà gioco forza sempre più in alto (anche fino ai 600/800 metri slm) la coltivazione dell’uva necessaria per gli spumanti”. Cernilli ha anche portato il discorso su un altro importante aspetto e cioè la promozione/comunicazione delle eccellenze enologiche “che deve avvenire in sinergia con quella degli splendidi salumi piacentini – ha precisato – perché qui avete tutte le carte in regola per generare un proficuo turismo enogastronomico”.

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