“Lolivà”, il ristorante dove Parigi parla piacentino con lo chef Nicola Arvedi

Di Giorgio Lambri 14 Ottobre 2022

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Confessa che qualche volta ci ha pensato ad andarsene. “Non per tornare a Piacenza – precisa – magari per avvicinarmi al mare, che non mi dispiacerebbe. Ma poi mi chiedo: come si fa a lasciare Parigi? Ci vivo felicemente da anni, con mia moglie Deborah e i nostri tre figli, che vanno a scuola e all’asilo a un tiro di schioppo da qua. E poi in questa città dal punto di vista professionale è tutto più semplice, attenzione: non più facile, la crisi non ha risparmiato nemmeno la Ville Lumière. Ma si lavora meglio, il mio locale ad esempio è un riferimento costante per questa zona, i parigini sono molto più abitudinari degli italiani”.

Ascoltando Nicola Arvedi, 45 anni – gli ultimi dodici dei quali da emigrato in Francia – indole quieta su una faccia da ragazzo ribelle, viene voglia di credere alla celebre chiosa di Audrey Hepburn Sabrina secondo la quale Parigi è sempre una buona idea.

Sono le undici del mattino. Mentre chiacchieriamo lui si mette al lavoro nella cucina del ristorante, Lolivà, fusione ideale tra il gustoso frutto da olio e l’esortazione francese, on y va, cioè andiamo. Da cinque anni ha trasferito il locale da rue de Menilmontant (vicino al monumentale cimitero di Père Lachaise) alla prima periferia borghese della città, tra Montreuil e Vincennes, al 32 di rue de Lagny. In uno spicchio tranquillo e piacevolissimo di Parigi. Il locale è piccolo ma molto accogliente, una decina di tavoli, tanto legno, due vetrine affacciate sulla strada con una piccola tettoia in coppi. Fa subito pensare a una cucina famigliare, rassicurante. In cucina c’è Nicola, che nella vecchia location de’ Lolivà era invece in sala, dove ora “dominano” il sorriso e gli occhi azzurri della sua compagna. Piatti italiani, magari un po’ rivisitati, secondo i canoni di quelli che oggi a Parigi chiamano i neo bistrot. “Diciamo che la nostra è una cucina di mercato – spiega Nicola – cambio il menù praticamente tutti i giorni; pochi piatti, almeno due di pasta fresca che produciamo noi, uno di carne, uno di pesce e qualche antipasto oltre al gelato sempre di nostra produzione”. “On adore s’installer dans ce restaurant à l’ambiance chaleureuse pour y savourer des plats de la gastronomie italienne, subtilement revisitée par des chefs créatifs” annuncia lo chef sul sito del ristorante. Quindi ravioli, tagliatelle, gnocchi, spaghetti. Tutto preparato sul momento. Si può ben dire che Nicola e Debora conducono una vita casa e bottega dato che abitano proprio sopra al ristorante. Ma senza negarsi le gioie della quotidianità parigina: il sabato la domenica restano chiusi e questi due giorni sono dedicati i figli, a meno di un chilometro di distanza c’è il gigantesco e meraviglioso parco di Vincennes. “Ma adorano anche il Jardin de Plantes e la Galleria dell’Evoluzione – spiega il papà chef – a noi piacciono questi ritmi. Piacenza? Ci torno un paio di volte all’anno per le festività, se dovessi dirti che mi manca sarei bugiardo anche se là ho ancora tanti vecchi amici”.

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