Pasqua nel campo profughi “Idomeni” per una piacentina: “Situazione vergognosa”

02 Aprile 2016

campo profughi Idomeni (8)-1000

L’Europa è morta a “Idomeni”. È la desolante sensazione che non se ne va, ascoltando una giovane ragazza piacentina, Silvia Negri, tornata da poche ore dal campo profughi non autorizzato al confine greco-macedone dove si accalcano da più di un mese almeno 14mila persone, nel fango.

Silvia ha solo 22 anni, frequenta l’Università Ca’ Foscari di Venezia e si è unita alla carovana #overthefortress, organizzata da Melting Pot. Con altri trecento giovani da tutta Italia, ha scelto di vivere una Pasqua decisamente diversa, tra una distesa di piccole tende colorate che accompagnano i binari che attraversano Idomeni, parte della lunga ferrovia Salonicco-Skopje-Belgrado. Più che un punto di accoglienza, una massa di squallidi rifugi.

“Sono esaurita e frastornata dalla stanchezza e dall’intensità di questi 5 giorni, ma più di tutto, sì, sono allibita e mi vergogno di consegnare un mondo così ai miei figli – ha raccontato Silvia -. C’è gente partita a nuoto, hanno attraversato l’Egeo a nuoto. Ora che gli diciamo, “L’Europa non vi vuole?” Con che coraggio? Ci sono bimbi che hanno visto solo violenza. I loro disegni parlavano solo di bombe, barconi, profughi. Il sole aveva la faccia triste, nei loro disegni. L’Europa non può negare i diritti umani. Se lo farà, non lo farà nel mio nome”.

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