Andrea Magnacavallo

“Mai vissuto nulla di simile, carico emotivo enorme. In Pronto soccorso anche tanti giovani”

21 marzo 2020

 

L’emergenza Covid-19, e chi ne è suo malgrado coinvolto per motivi di salute, passa inevitabilmente dal Pronto soccorso, prima linea per cercare di curare e guarire i pazienti che hanno contratto il virus. Ne abbiamo parlato con il direttore del Pronto Soccorso Andrea Magnacavallo, che in una intervista telefonica durante il TGL ci ha dato la sua testimonianza.

“Stiamo affrontando una emergenza straordinaria, in grado di mettere in crisi qualsiasi sistema sanitario – ha spiegato il primario -. In tutta la mia carriera non ho mai vissuto nulla di simile. Possiamo definirla una continua maxi-emergenza che dura da almeno un mese. Il problema principale è il grande numero di pazienti che ogni giorno accede al nostro pronto soccorso per insufficienza respiratoria dovuta a polmonite bilaterale. La maggior parte sono pazienti anziani, ma ci sono anche tanti giovani, e questo ci preoccupa”.

Magnacavallo ha poi parlato delle necessità di maggiori spazi e delle trasformazioni cui il pronto soccorso è stato sottoposto. “Abbiamo avuto progressivamente bisogno di più spazio perché negli ultimi 20 giorni abbiamo ricoverato circa 1.000 pazienti per insufficienza respiratoria. I posti letto che nei primi giorni sono stati messi a nostra disposizione inizialmente sono bastati, ma progressivamente il sistema si è saturato. Parlo di almeno 600 posti letto dedicati al coronavirus. Con mille ricoveri la media è stata di 50 polmoniti al giorno e almeno il 20% di queste presenta una forma grave e necessitano di supporto respiratorio e quindi da ricoverare in terapia intensiva o in ambiente sub intensivo. Negli ultimi giorni non siamo in grado di ricoverare tutti i pazienti quindi abbiamo avuto bisogno di più spazi. Questo perché negli ultimi giorni abbiamo avuto mediamente tra i 70 e gli 80 pazienti in attesa di ricovero. Si tratta di pazienti meno gravi che cerchiamo di assistere nel migliore dei modi, e anche i pazienti riconoscono la delicatezza del momento. Io e il mio gruppo sentiamo davvero la vicinanza e il sostegno della popolazione, sentiamo che quotidianamente ci sostengono a volte in modo proprio tangibile con donazioni, vivande. A loro va il nostro più caro ringraziamento”.

In merito alla timida decrescita degli accessi, il direttore del pronto soccorso non si è sbilanciato: “Purtroppo non posso ancora confermarlo, il dato positivo che voglio sottolineare è che gli accessi non sono in crescita. Il lasso di tempo in cui la malattia si sviluppa dal contatto alle eventuali forme gravi di malattia sono tra i 12 e i 14 giorni, e se i comportamenti dei cittadini sono stati responsabili nei prossimi giorni dovremmo cominciare ad avere un decremento. Voglio cogliere l’occasione per richiamare l’attenzione della cittadinanza nell’invitarli ancora una volta a riflettere sul fatto che il loro comportamento virtuoso di oggi permetterà di salvare vite e salute nei prossimi 15 giorni”. L’invito quindi è sempre lo stesso: rimanere a casa.

Magnacavallo ha poi riportato l’opera che medici e infermieri stanno svolgendo dentro ai canoni della loro missione, senza trionfalismi. “Noi non ci sentiamo eroi, siamo gli stessi medici e infermieri di sempre, continuano a fare con passione e con grande onestà intellettuale il loro lavoro. Io spero che questo grande tsunami ci faccia maturare tutti, sia noi medici che anche la popolazione, e che gli errori di oggi non ci siano di nuovo tra un mese. Forse in questo momento da parte della cittadinanza c’è una maggiore consapevolezza del ruolo delicato che i sanitari svolgono tutti giorni”.

In merito alla nuova sperimentazione di un farmaco anti-artrite, partita anche a Piacenza, Magnacavallo è fiducioso, anche se, spiega, “al momento abbiamo trattato due casi nel nostro reparto, e un altro caso è trattato in un altro reparto. Credo che ci sia bisogno di una casistica maggiore E di qualche giorno ancora. I risultati sembrano comunque promettenti”.

Al termine dell’intervista il medico ha sottolineato, come hanno già fatto altri colleghi e sanitari nei giorni scorsi, la grande pressione emotiva cui sono sottoposti. “La cosa più triste che stiamo vivendo è la solitudine in cui i pazienti si trovano in questo momento e la solitudine con cui alcuni muoiono, senza il conforto di un loro caro. Di fronte a questo noi non possiamo fare nulla, e questo ci dà un carico emotivo enorme, che cerchiamo di gestire al meglio. Personalmente in oltre vent’anni di lavoro al pronto soccorso non avrei mai pensato di poter vivere e di immaginarmi questa situazione”.

Nel pomeriggio lo stesso Magnacavallo e la coordinatrice del Pronto Soccorso Paola Nassani, ha incontrato al Guglielmo da Saliceto, il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini e il sottosegretario alla Presidenza Davide Baruffi che hanno salutato anche il personale del triage del Pronto soccorso.
Successivamente Baruffi è entrato direttamente in ospedale, accompagnato dal presidente dell’Ordine dei Medici di Piacenza Augusto Pagani e dal direttore generale Ausl Luca Baldino. Il sottosegretario ha voluto farsi un’idea precisa della situazione del reparto di emergenza. Baruffi ha quindi avuto un lungo colloquio con medici e infermieri non solo del Pronto soccorso: erano presenti i professionisti che operano in Terapia intensiva e nei reparti Covid dedicati.

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