Vestiti e scarpe off limits in zona rossa, i commercianti: “Perdite dell’80%”

16 Marzo 2021

Non si mangiano, ma in un anno sono già vecchi. Avariati per il mercato. Parliamo di scarpe e vestiti, le cui vendite sono off limits in zona rossa. A meno che non si tratti di articoli per l’infanzia. L’80 per cento è la perdita che il settore di abbigliamento e calzature ha registrato e sta registrando ancora. Parola di negozianti e ambulanti. A chiudere infatti con questi ulteriori inasprimenti sono i negozi di abbigliamento e calzature. A essere sospesi invece sono i mercati, con l’eccezione degli alimentari.
“È passato un anno e siamo ancora al punto di partenza – è il commento di Catia Patti, ambulante e titolare di un negozio di abbigliamento -. Di ristori non ne arrivano e comunque a dire la verità avrei preferito una sospensione dell’iva. Ci sarà da riprendere con le consegne a domicilio e le spedizioni, ma è più un modo per mantenere vivo l’interesse dei clienti. Le perdite sono dell’80 per cento”.

Parla di un calo del 70 per cento anche Maurizio Fumi, ambulante che vende biancheria e calze: “Nel 2020 siamo stati fermi tre mesi – spiega – il plateatico ci è stato sospeso dal governo dall’1 marzo al 15 ottobre e nei primi tre mesi di quest’anno, ma gli ultimi del 2020 sono ancora da pagare. In casa abbiamo la merce della primavera dell’anno scorso ritirata con il finanziamento, ci siamo persi tutte le fiere, i mercati settimanali. Le perdite? Almeno un 70 per cento”.

“Già eravamo demoralizzati – spiega Paola Bianconi che ha un negozio di abbigliamento a San Nicolò – con questa chiusura ancora di più. L’80 per cento delle vendite lo abbiamo perso: avevamo ripreso un po’ di lavoro verso ottobre, ma poi dicembre è stato il mese più brutto in quasi 13 anni di attività”.

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