Mino Manni: “Nei Classici la lotta alla nostra ipocrisia”. Il 20 a Vigoleno col “Paradiso”

19 Luglio 2021

Prosegue a tambur battente, all’insegna di serate sempre più coinvolgenti per il pubblico e per gli interpreti, il tour estivo dell’attore piacentino Mino Manni, all’insegna dei classici, riscoperti nella loro più sanguigna e minimale attualità, parole e musica dal vivo, senza apparati né scenografie, a stretto contatto con le persone nelle strade e nelle piazze e talvolta nei palazzi dei paesi e delle città, del territorio e del Lodigiano. La nuova tappa più imminente è martedì 20 luglio alle 21 nell’incanto arcaico dell’antico borgo di Vigoleno, in comune di Vernasca. Un appuntamento dantesco, “Ascesa al Paradiso”, espressa in cinque canti, scelti e riletti in concerto e in contrappunto con violino, violoncello e la voce recitante e cantante di Marta Rebecca.

Il 23 la compagine andrà in scena a Castelgerundo la “Salita al Purgatorio”, sabato 24 Manni sarà nuovamente a Fiorenzuola alle 21 in Piazza Molinari stavolta nel segno di Manzoni con “I Promessi Sposi: la notte dell’Innominato” insieme all’attrice Valentina Violo, Silvia Mangiarotti al violino e Francesca Ruffilli al violoncello. Poi ancora a Fiorenzuola il 31 con “Federigo Borromeno e la conversione dell’Innominato”, il 7 con “Odissea: il mio nome è Nessuno” dal romanzo di Valerio Massimo Manfredi. A settembre verrà anche il turno di Piacenza con Dante a Palazzo Galli, ma parecchie sono le date di queste settimane in suggestivi luoghi del Basso Lodigiano e “altre se ne aggiungeranno” anticipa Manni, dunque il consiglio è di tenersi aggiornati sulle sue pagine social.

“Tra cani, antifurti e giovani rumorosi che poi però si lasciano conquistare dalle parole di Shakespeare, fare questo tipo di teatro in piazza è una sfida appagante – commenta Manni – l’attore scespiriano nasce nelle osterie. Ma è la grandezza dei testi a rendere importanti questi momenti, i classici oggi sono rivoluzionari quanto lo era Beckett nella modernità. In USA sono state vietate Iliade e Odissea perché raccontano le fragilità dell’uomo. Viviamo un’epoca in cui le debolezze vanno nascoste, ma è un tradimento. Riconoscerci nei classici è una lotta alla nostra ipocrisia”.

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