Piacenza

“Picchiata e violentata per 13 anni”, tunisina denuncia il marito

3 ottobre 2012

Lei voleva vivere come una ragazza occidentale, uscire con le amiche italiane, permettere ai 4 figli di integrarsi al meglio a Piacenza. E si rifiutava di indossare il tipico velo islamico. Per questo il marito la picchiava e la violentava, arrivando addirittura a sequestrarle i documenti per impedirle di rinnovare il permesso di soggiorno. Più di una volta la donna era stata costretta a rivolgersi al pronto soccorso, ma aveva sempre detto di essersi fatta male da sola. In realtà, a ferirla erano stati calci, pugni e bastonate.

Soprusi pesantissimi, durati 13 anni. Ma nel giugno scorso questa tunisina di 32 anni ha trovato il coraggio di ribellarsi al connazionale e di denunciare tutto ai carabinieri di Piacenza. Che l’hanno aiutata a uscire da un incubo fatto di botte, paure e minacce. “Mi picchiava do fronte ai bambini solamente perché non indossavo il velo – ha detto la straniera – e per altri motivi banali: la verità è che non accettava che io potessi vivere a modo mio. E’ stata dura da sopportare, l’ho fatto per non rovinare la vita ai miei figli, ma sono stati proprio loro a darmi la forza per denunciare loro padre: voglio crescerli a Piacenza, con quella libertà che io fino ad oggi non ho mai avuto”.

Adesso la donna è seguita dal Comune, che presto le troverà una casa in cui stare e l’aiuterà a cercare un lavoro, con cui sfamare i bimbi di 8, 6, 3 e un anno. Cercando di ripartire verso quella vita normale che sognava 13 anni fa, quando freschi sposi i due si erano trasferiti in Italia. “In Tunisia non tornerò più – aggiunge – visto che anche i miei familiari mi criticano per ciò che ho fatto. Per fortuna a Piacenza ho trovato tante brave persone che mi sono state vicino. Chiedo solo un lavoro per poter campare e allevare i miei figli, il resto non conta più”.

Il maggiore Helios Scarpa ha spiegato che i carabinieri della Compagnia di Piacenza e della stazione principale hanno denunciato il marito, che è indagato per una serie di reati come lesioni, percosse, maltrattamenti in famiglia e violenza. L’uomo è tornato in Tunisia non appena saputo che la moglie si era rivolta ai militari.

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