Il camorrista al boss: “Posso usare il tuo nome a Piacenza?”

07 Dicembre 2012 15:39

Piacenza vista dall’alto

“Sono a Piacenza, un lavapiatti non vuole saldare il debito: posso spendere il nome del clan per farmi pagare? Ho l’autorizzazione a picchiarlo?”. E’ l’inquietante contenuto di una telefonata intercettata tra due esponenti della camorra, pubblicata sul sito internet del Fatto Quotidiano a firma dei giornalisti Vincenzo Iurillo e Andrea Postiglione. Un affiliato, identificato dagli inquirenti solo come “zio Guido”, chiama Nicola Sarno, un boss poi condannato a 12 anni. Il primo si trova a Piacenza per un non meglio precisato lavoro e sembra avere problemi a riscuotere dei soldi da un inserviente di un hotel. “Zio Guido” chiama il boss e gli chiede l’autorizzazione a dire al creditore che fa parte del clan, un modo per intimorirlo e farsi dare il denaro. Da Nicola Sarno arriva l’ok, anche eventualmente a picchiare il lavapiatti insolvente.

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