Castelsangiovanni, il sindaco:
“Togliamo i videopoker dai bar”

18 Febbraio 2013

Il paese della Valtidone nelle ultime settimane è diventato il simbolo della malattia del gioco d’azzardo: la stessa di cui soffriva Maria Cristina Filippini che ha confessato di aver ucciso la madre novantenne perché oppressa dai debiti da gioco.
“L’assassinio di Anna Giuliana Boccenti è la punta dell’iceberg di un paese che negli ultimi tempi ha visto crescere a ritmo costante gli spazi dedicati a slot machine e videopoker” ha spiegato il primo cittadino Carlo Capelli, “gli enti locali non hanno potere al riguardo. Attualmente a Castello ci sono due sale da gioco, due compro-oro e numerosi bar hanno una saletta dedicata al gioco d’azzardo”.

I gestori dei locali del centro, per la maggior parte stranieri, preferiscono non parlare del fenomeno ai nostri microfoni, ma lasciano intendere che i videopoker sono diventati un’importante fonte di reddito – “Se no perché dovremmo tenerli?” – spiegano un po infastiditi dalle nostre domande.
Qualche voce fuori dal coro c’è: la titolare di un bar della piazza ha spiegato di non volere le slot-machine perché preferisce avere una clientela più selezionata e non intende vivere nel terrore di ritrovarsi la vetrina del bar sfondata dai ladri. Secondo il sindaco Capelli si potrebbe tamponare l’emergenza creando dei casinò appositi dove giocare, uno per capoluogo, eliminando la possibilità di giocare d’azzardo nel bar sotto casa e in tabaccheria.

Dipendenze dal gioco, nell’ultimo anno casi raddoppiati –  I numeri raccolti dal Sert  non lasciano spazio all’interpretazione: i piacentini sono sempre più spesso vittime della malattia del gioco. Nel 2012 il territorio piacentino ha registrato 106 nuovi casi. “Alla fine di quest’anno saranno probabilmente il doppio” – ha commentato il dr. Maurizio Avanzi del Sert – “Giocare è diventato troppo facile, inoltre la patologia è “orfana” dell’approvazione del ministero della sanità e tutte le incombenze sono lasciate agli enti locali”. Ogni mese 14 nuove persone chiedono aiuto al servizio per le tossiche dipendenze di Cortemaggiore, solo l’anno scorso erano la metà.

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