Archivio di Stato

Dall’antica ricetta degli anolini alla “Tortelleide”: curiosità sulla storia locale

11 aprile 2020

Cosa disse la contessa Corona Scotti a proposito dei tortelli con la coda? A cosa servivano le collane di corallo nell’Ottocento? E qual era la ricetta originale degli anvein? A svelare queste curiosità ci pensa l’Archivio di Stato di Piacenza, che in periodo di isolamento da coronavirus – per tenere compagnia ai cittadini chiusi in casa – pubblica una serie di “cartoline storiche” sui social network.

Gli aggiornamenti – condivisi su Instagram (@archivio_di_stato_piacenza) e Facebook (@archiviodistato.piacenza) da Anna Riva, Arianna Bonè, Enzo Latronico e Sara Fava – mettono in luce alcuni dettagli poco conosciuti del passato piacentino. Ecco, di seguito, qualche esempio a cura dell’Archivio di Stato.

ONORE AI TORTELLI PIACENTINI – L’Archivio di Stato è l’archivio della città di Piacenza. Un suo tratto caratteristico è di conservare, fra gli altri, gli archivi delle grandi famiglie piacentine: Anguissola, Barattieri, Nicelli, Casati Rollieri, Pallastrelli, Cigala Fulgosa, Radini Tedeschi, Scotti e tante altre. Alcuni sono in riordino e tra le carte è spuntata la ricetta dei tortelli con la coda, uno dei piatti simbolo della città. Il 28 ottobre 1789 la contessa Corona Scotti offrì ai suoi commensali i “tortelli fatti di propria mano” e il marito le dedicò il poemetto “La Tortelleide”. La ricetta? Molto simile a quella odierna: pasta all’uovo ripiena di ricotta, grana, sale e uova… la differenza sta nelle spezie utilizzate per la farcia: cannella invece della noce moscata. E come scrisse il conte Luigi “un cibo da villani diventa nobile”.

…E GUAI A DIMENTICARE GLI ANOLINI – Gli anvein sono il primo piatto dei giorni di festa e delle ricorrenze. Ogni famiglia custodisce la sua ricetta e anche l’Archivio di Stato ha la sua. Il 26 aprile 1797 Luigi Canesi scrisse alla marchesa Landi Scotti che le inviò 52 anolini, preparati da sua sorella Teresa. Indicò gli ingredienti del ripieno a base di uova, formaggio grana, pane grattugiato, midollo di manzo e cervellato, una salsiccia di maiale molto speziata tipica della pianura padana. Il poeta Valente Faustini dedicò al nostro piatto simbolo alcuni versi: “L’anvein l’è un gran siur e al turtel l’è al so fattur” (l’anolino è un gran signore e il tortello è il suo fattore).

IN TRENO DA PIACENZA A BETTOLA – Una delle linee più frequentate gestite dalla SIFT (Società italiana ferrovie e tramvie) fu la Piacenza-Bettola che collegava il capoluogo con i maggiori centri della Val Nure. Era presa d’assalto ogni giorno da studenti e operai che lavoravano nelle grandi fabbriche come ad esempio la Sagra (agroalimentare) o la Secmu (macchine utensili). Per salire in carrozza era necessario munirsi di biglietto in stazione. In Archivio sono conservati tantissimi ticket inutilizzati di tutta la tratta e anche una macchina per emetterli. La linea venne chiusa alla metà degli anni Sessanta del Novecento: per i piacentini è rimasta “la Littorina”.

AMULETI PER I BAMBINI ABBANDONATI – L’archivio del Brefotrofio di Piacenza custodisce una sottile collana di granelli di corallo alla quale venivano attribuite proprietà curative. Nei primi anni dell’Ottocento a Piacenza il 75 percento dei bambini abbandonati moriva e solo il sette percento ritornava in famiglia. Il minore – al momento dell’addio – recava con sé un piccolo oggetto o un biglietto che serviva alla madre per riconoscerlo nel caso volesse riprenderlo. Tra cui appunto queste collane di corallo, tutto ciò che oggi resta di loro.

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categorie: Cronaca Piacenza

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