L’addio più doloroso: “Non abbiamo potuto salutare i nostri nonni”

30 Aprile 2020

“Prima dell’emergenza sanitaria ho visto mio nonno per festeggiare i suoi novant’anni. Non sapevo che sarebbe stata l’ultima volta, altrimenti l’avrei stretto più forte”. Tra le tante ferite inferte dal maledetto Coronavirus, c’è il distacco traumatico tra giovani e anziani. Tra nipoti e nonni. Questa testimonianza, una delle tante raccolte dagli educatori della parrocchia di San Savino, lo dimostra: “Mio nonno se ne è andato in silenzio qualche settimana fa, dopo aver speso la vita per la sua famiglia. Non ho potuto salutarlo come avrebbe meritato, né tantomeno abbracciarlo e tenergli la mano fino alla fine. La sua mancanza si sentirà forte quando dovrò ricominciare a vivere. Non ci saranno più le sue storie, i suoi racconti, la sua presenza e la sua guida. A quel punto realizzerò davvero di essere monca, di aver perso un pezzo di me”. Purtroppo è così: il Covid-19 si è abbattuto con prepotenza sugli anziani, cancellando dall’oggi al domani scrigni preziosi di memoria, aneddoti, conoscenza. E sbriciolando legami-cardine per la crescita delle nuove generazioni, quelli fra nonni e nipoti: sguardi di complicità, parole mai fuori posto e piccole prove d’affetto quotidiano. Nonni-genitori, in molti casi: figure di supporto alle famiglie per stare accanto ai più piccoli nel doposcuola o sostituire mamma e papà fuori casa per lavoro. Ecco, il coronavirus non ha guardato in faccia ad alcun valore.

Per tentare di ricucire questo squarcio emotivo, il gruppo giovani della parrocchia di San Savino – su iniziativa di don Alphonse Lukoki – ha dato voce al cuore di molti adolescenti che hanno vissuto la separazione forzata dai nonni in seguito all’allerta sanitaria. “Il virus si è portato via mio nonno – racconta Matteo Lunati – e con lui una parte di me. Fortunatamente ho potuto seguire, seppur da lontano, la sua malattia giorno dopo giorno. Lo considero un privilegio perché altri, a differenza mia, non hanno avuto neanche questa possibilità”. Durante gli incontri, organizzati in videoconferenza, anche Silvia Menzani ha condiviso la sua testimonianza: “La mancanza più grande è quella della mia nonna, i pranzi del venerdì in cui mi accoglie sorridente con una teglia di lasagne al ragù che potrebbe sfamare l’intero condominio… Mi rattrista immaginarla a casa da sola”. Per Valentina Zacconi “dovremmo pensare agli anziani che si trovano isolati, timorosi di ammalarsi con più facilità”. E Sofia Dell’aglio aggiunge: “Questa situazione così particolare deve essere uno stimolo a riavvicinarci in futuro ai nostri nonni, più consapevoli della loro importanza”.

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