Dai santi patroni piacentini a Charles de Foucauld. Ecco lo stemma del vescovo Adriano Cevolotto

10 Settembre 2020

“Prendi il largo”, è il motto inserito nello stemma del nuovo vescovo di Piacenza-Bobbio, Adriano Cevolotto. Secondo un’antica e consolidata tradizione, il pastore della diocesi provvede alla creazione del suo stemma che rappresenta, secondo le regole dell’araldica ecclesiastica, gli elementi fondamentali della sua vocazione e della missione a servizio della Chiesa. In questo caso lo scudo, di tipo rinascimentale, che contiene simboli tratti da idealità personali, o da tradizioni familiari; una croce trifogliata, in oro,  con cinque gemme rosse che simboleggiano le Cinque piaghe di Cristo; un cappello prelatizio (detto galero), con cordoni a dodici fiocchi pendenti, e infine un cartiglio inferiore che riporta il motto episcopale.

L’interpretazione dello stemma
Il colore del primo campo è il rosso, colore del sangue e della passione che rimanda proprio al dono d’amore di Cristo per tutta l’umanità, dal quale nessuno è escluso: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Giovanni 15,13). La colomba in volo che reca nel becco un ramoscello di ulivo è il segno dell’alleanza tra Dio e il creato, così come viene ricordato da papa Francesco nell’enciclica “Laudato sì”.
La colomba è anche l’attributo iconografico di san Colombano, monaco missionario, co-patrono della diocesi di Piacenza-Bobbio, e sottolinea la priorità dell’evangelizzazione nel ministero episcopale.
L’argento del secondo campo, richiama la trasparenza e la verità, doti alla base dell’esercizio del governo episcopale. Il gonfalone di san Liberale, patrono della diocesi di Treviso, ricorda la Chiesa particolare nella quale il vescovo Adriano è stato generato alla fede. È proprio nel grembo della Chiesa trevigiana che ha preso forma la sua vocazione personale e in essa ha esercitato il suo ministero presbiterale.
Il rosso e l’argento dei primi due campi sono anche i colori dello stemma civico e della provincia di Piacenza, alla quale il vescovo Adriano è inviato come pastore, in un dialogo fecondo e rispettoso con le diverse componenti per il bene di tutta la comunità.
Nella parte inferiore dello scudo il terzo campo è oro, il metallo più nobile e prezioso che simboleggia la fede e la spiritualità che animano l’azione pastorale del Vescovo. Al “cuore” dello scudo il simbolo del Sacro Cuore che il beato Charles de Foucauld usava tracciare sui suoi scritti, rimanda alla carità di Gesù, “modello unico” al quale tutti i battezzati sono chiamati a conformarsi. Il riferimento a Charles de Foucauld è idealmente sottolineato anche dal colore del campo che ricorda le sabbie dorate del deserto, nel quale il beato Charles visse l’ultima parte della sua vita, sperimentandone il grande valore spirituale, a tal punto da affermare che: “bisogna passare per il deserto e soggiornarvi per ricevere la grazia di Dio”.
Il Sacro Cuore, già presente nello stemma del vescovo Gianni, indica anche il legame della diocesi di Piacenza-Bobbio con l’Università Cattolica, presente con una delle sue sedi in città. Il libro della Sacra Scrittura con le lettere Alfa e Omega sottolinea che la Verità trova compimento pieno e definitivo in Cristo Gesù. Il libro è attraversato orizzontalmente dalla palma del martirio di Antonino e Giustina, martiri dei primi secoli della Chiesa piacentina, testimoni con il dono della loro vita della Parola che salva.

Il motto
Il motto evangelico “Prendi il largo” (Luca 5,4), riporta l’invito forte che Gesù rivolge a Pietro di riprendere con coraggio la pesca, per gettare la rete al di là dell’insuccesso e del fallimento. Un invito a tutti, in questo tempo, a fidarsi del Maestro non lasciandosi rubare la speranza (Evangelii Gaudium 86) con la quale il Signore Gesù continua a dare vita alla sua Chiesa. Solo chi ha in cuore la speranza osa intraprendere cammini nuovi.

 

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