I misteri dell’archivio di Santa Teresa: “Due chiese piacentine in una”

20 Dicembre 2020

“I faldoni sono a disposizione della cittadinanza, non resta che scoprirli”. È un vero e proprio appello alla curiosità quello di don Guerrino Barbattini insieme ai volontari della parrocchia di Santa Teresa, sul Corso a Piacenza. Tra mappe, pergamene, registri e documenti antichi, infatti, ci sono diverse nozioni storiche sconosciute ai più.

A svelarne alcune è il piacentino Stefano Migliorini, che contribuisce a tutelare questo patrimonio. “Sul Corso di Piacenza, un tempo conosciuto come via San Raimondo, c’erano sia la chiesa di Santa Teresa, costruita dall’Ordine dei carmelitani scalzi nel 1650, sia la chiesa di Sant’Alessandro, risalente all’892, divenuta poi sede della fabbriceria, cioè l’ente deputato alla conservazione degli edifici sacri. Successivamente, Santa Teresa venne soppressa nel 1810 e riaperta nel 1819 come residenza del Pio Ritiro Cerati. Ma nel frattempo, purtroppo, tutto il suo archivio fu confiscato e portato a Parma. Parallelamente, negli anni Cinquanta dell’Ottocento, l’amministrazione di Piacenza portò avanti il progetto di rettifilo in centro storico. Per raddrizzare il Corso – spiega Migliorini – occorreva rimuovere i restringimenti, in primis la chiesa di Sant’Alessandro, che venne abbattuta. A questo punto, si presentò il problema di dare una nuova sede alla parrocchia. La scelta cadde sulla vicina chiesa di Santa Teresa, dove fu trasferita buona parte degli arredi, compreso il dipinto di San Luigi in adorazione del Sacro Cuore ben esposto nel nostro archivio”.

In pochi, quindi, lo sanno: la chiesa di Santa Teresa ospita al suo interno un’altra realtà religiosa, quella (scomparsa) di Sant’Alessandro.

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