“Fratelli Caruso, conversazioni intercettate dal tenore inquietante”

11 Marzo 2021

“Dal tenore inquietante” secondo il gup del Tribunale di Bologna, Sandro Pecorella, alcune frasi tratte da una delle molteplici conversazioni tra i fratelli Caruso intercettate nell’ambito dell’inchiesta “Grimilde” sulla ’ndrangheta in Emilia: a “ulteriore riprova circa la loro capacità criminale e mancanza di scrupoli per raggiungere il loro obiettivo”. Che nella fattispecie è farsi pagare da imprenditori – Riccardo e Claudio Roncaia – aiutati nell’ottenimento di un maxiappalto e per altre assai rognose necessità.

Scrive così, Pecorella, in un passaggio delle 1.400 pagine della sentenza del processo “Grimilde”, chiuso lo scorso ottobre in rito abbreviato con 41 condanne e il riconoscimento dell’associazione mafiosa: vent’anni ha preso Giuseppe Caruso, l’ex presidente del consiglio comunale di Piacenza eletto con Fratelli d’Italia e funzionario dell’Agenzia delle Dogane, 12 anni e 10 mesi il fratello Albino.

Le motivazioni della sentenza sono state depositate in questi giorni. Descrivono per filo e per segno quanto emerso dalle indagini sulla capacità di infiltrazione nell’economia del Nord della cosca del boss Salvatore Grande Aracri, con casa madre a Cutro, in provincia di Crotone.

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