Usca, un anno di lavoro senza sosta: “Si arrivava a sera con un enorme peso addosso”

22 Marzo 2021

Era un giovedì. Il momento in cui, per dirla in poesia, il morbo infuriava, il pronto soccorso era preso d’assalto e tutte le mattine i primari si trovavano per capire cosa fare. “Vedevamo che prima di essere ricoverati tutti i pazienti avevano alle spalle una storia di malessere di diversi giorni con febbre e mancanza d’aria: così ci chiedemmo come poter intervenire precocemente. Lo dissi io, ma lo condividevamo tutti”.

A parlare è Luigi Cavanna, primario di Oncoematologia dell’ospedale di Piacenza da cui è partito il progetto delle unità speciali di continuità assistenziale, più conosciute come Usca. È ormai un anno che le Usca sono nate con quel decreto ministeriale del 9 marzo 2020: Matteo Guglielmi, medico, 32 anni, ha iniziato a far parte degli unità speciali il 24 marzo di un anno fa, facendo il primo turno con i colleghi Giuliana Rapacioli e Mirko Zardi.

“Mi sono “buttato” in questa esperienza, mi sono messo a disposizione perché mio suocero è mancato a marzo – ricorda – e così ho pensato che avrei voluto fare il possibile per aiutare le persone. Volevo fare il massimo ed è stata questa convinzione a darmi la forza anche in giornate in cui si arrivava a sera con un enorme peso addosso”.

Negli scatti, che Libertà pubblica oggi in anteprima ma che saranno poi visibili anche sul sito www.sergioferri.com, Matteo c’è e insieme a lui ci sono anche Florenzo Moccia e Mattia Carelli, colleghi medici che nei mesi scorsi operavano nelle Usca.

IL SERVIZIO DI ELISABETTA PARABOSCHI

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