“Quattro figli, mio marito disoccupato e la speranza spenta dal Covid”

01 Aprile 2021

Lei è una piacentina poco più che quarantenne: “Ho quattro figli, di cui uno invalido. Lavoro per un’ora al giorno come donna delle pulizie, il guadagno è irrisorio. Mio marito, invece, è rimasto disoccupato durante la pandemia. Faceva il magazziniere, ma il Covid ha stravolto tutto. Siamo a terra, non vediamo una ripresa all’orizzonte”.

Lui ha 42 anni, due figli adolescenti e una situazione difficile con cui convivere: “Prima io e la mia famiglia dormivamo in una roulotte, poi abbiamo ottenuto la casa popolare. Ma i pochi lavoretti sono saltati in seguito all’emergenza sanitaria. Siamo rimasti a mani vuote. E mia figlia di 18 anni ha avuto una bimba. Tirare avanti non è facile, ma il tessuto solidale di Piacenza è straordinario”.

Sono le testimonianze di due cittadini in condizione di povertà, aggravata dallo tsunami del Covid. Due persone che hanno però in comune un percorso di sostegno: quello messo in campo dal centro caritativo “La Giara”, che opera nell’unità pastorale 8 – dal quartiere di San Lazzaro fino a Santa Franca, dalla parrocchia Corpus Domini fino al campo nomadi.

Qual è stato dunque l’impatto della pandemia per questo ente tanto vicino alle fragilità sociali? “Da anni – spiega la volontaria Maria Pia Gliozzo – seguiamo circa 150 famiglie, formate da oltre 500 persone e quasi 200 minori. Il Covid non ha comportato un’impennata tra i casi di povertà, ma un peggioramento di certe situazioni già traballanti, per esempio con la cassa integrazione per diverse donne. La nostra realtà contribuisce, tra le altre cose, a pagare le bollette di luce e gas per evitare il distacco dei contatori. Si cerca di aiutare chiunque, indipendentemente dalla provenienza geografica o dalla religione”. Ecco perché il supporto al centro piacentino “La Giara” risulta fondamentale: in occasione del periodo pasquale, grazie a una raccolta benefica lanciata dal gruppo Facebook “A Piacenza chiedilo a me”, i cittadini possono donare generi alimentari non deperibili (come pasta, riso, scatolette, tonno, olio e non solo) ma anche prodotti per l’igiene personale e della casa, oppure materiale per l’infanzia (pannolini, latte e omogeneizzati). “Li forniremo alle famiglie in difficoltà”, aggiunge la volontaria Gliozzo. Per qualsiasi informazione, bisogna contattare il numero di telefono 331.8894119.

IL SERVIZIO DI THOMAS TRENCHI

© Copyright 2021 Editoriale Libertà