Il Covid fa lievitare i casi di anoressia: “In un mese casi quadruplicati”

02 Giugno 2021

“Ero a casa, per forza, colpa dell’epidemia, non potevo uscire, nessuna distrazione. Io e il mio corpo, quello che non riesco a guardare allo specchio, e se lo guardo, beh, mi vedo deforme. Ho iniziato a non mangiare, pensavo “Se non cammino non dimagrisco”, all’inizio sentivo un buco in pancia, poi neppure quello. Non mi sentivo più”.

Elena racconta così il suo lockdown, diventato prima un perimetro e poi benzina sul fuoco di un male che scava profondo: l’anoressia. Sono le parole che tentano di descrivere i disturbi alimentari, che oggi vengono ricordati in una giornata dedicata, nella speranza possa suonare un campanello d’allarme in chi riconosce i primi sintomi e vuole chiedere aiuto. E sono stati in tanti a farlo, nei mesi dell’epidemia. I casi sono sempre più diffusi, il Covid ha dato loro un’accelerata, li ha slatentizzati. “Di solito nel giro di un mese registravamo quattro nuovi casi, in media. Ora in un mese ne sono arrivati quindici-venti, praticamente tre o quattro volte tanto. Mi riferisco soprattutto al periodo tra gennaio e febbraio”, spiega la dottoressa Jessica Rolla, referente dei percorsi dedicati in ospedale.

L’associazione Puntoeacapo, che fa parte del coordinamento nazionale e ha sede in ospedale, insiste sul concetto di equità: “Nell’affrontare tutte le forme di disturbo del comportamento alimentare, ma anche equità nella ricerca e nel finanziamento dei programmi, equità nell’accesso alle cure e nel recupero, equità nel trattamento delle persone più fragili ed emarginate”, chiede la dottoressa Mara Negrati. “Noi ci siamo e come sempre siamo pronti a sostenere le famiglie”. Cellulare: 329. 0153010; mail: [email protected]

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