Confapi Industria: fatturati e ordini in crescita. Aumentano i costi di produzione

02 Agosto 2021

Fatturati e ordini in crescita rispetto ai mesi scorsi, nessun allarme sul fronte occupazionale, preoccupazione per il costo e la dinamica delle materie prime. A osservarlo è l’analisi illustrata dal direttore di Confapi Industria Piacenza Andrea Paparo che prende in esame un campione di un centinaio di imprese (di cui il 70% manifatturiere) e che vede il confronto dei dati del primo semestre 2021 rispetto al primo semestre 2020.

PRINCIPALI INDICATORI – I principali indicatori consolidano i segnali già registrati nel primo trimestre dell’anno in corso: il 65% delle imprese segnala fatturati in crescita e il 32% in linea con l’anno precedente. In aumento anche gli ordini, il 37% delle aziende intervistate afferma che il portafogli ordini è in linea con il primo semestre 2020, mentre per il 55% è superiore rispetto all’anno precedente. Rassicuranti i dati sull’occupazione: il 58% delle imprese non prevede revisioni all’organico aziendale, mentre il restante 42% lo ritiene necessario e, in particolare, in termini di nuove assunzioni. Gli ultimi mesi registrano, inoltre, un basso ricorso alla cassa integrazione: l’83% delle aziende non ne ha fatto richiesta, il dato migliora ancora nella previsione dei prossimi mesi per cui il 90% delle realtà intervistate dichiara che non utilizzerà gli ammortizzatori sociali.

“Fiduciose nella ripresa pur con diverse incognite sia legate alla pandemia che al mercato – dichiara Paparo – ma confortate dai dati e dalle tendenze macroeconomiche, a preoccupare le imprese oggi sono soprattutto i costi di produzione, in particolare la componente delle materie prime ed il reperimento delle stesse. Un dato, questo, di cui era già evidenziato l’andamento straordinario nel precedente trimestre e che negli ultimi tre mesi si è acutizzato. Infatti il 39% delle aziende associate individua come problematica il rincaro delle materie prime ed il 27% il loro reperimento.” “Tra le criticità riscontrate – continua Paparo – emerge, per il 34% delle imprese, anche la difficoltà nel reperire personale specializzato”. Il problema non è nuovo, si parla da anni di carenza di figure tecniche che il sistema scolastico non riesce a produrre in quantità sufficiente per rispondere al fabbisogno del locale mondo produttivo in quanto il numero di iscrizioni agli istituti tecnici è inferiore alla richiesta.

“C’è la necessità – conclude Paparo – di mettere mano alla questione sotto più aspetti, il rapporto pubblico privato è fondamentale anche al fine di non rischiare di disperdere un patrimonio di competenze e di professionalità a seguito dei prossimi passaggi generazionali, a discapito della vocazione manifatturiera del nostro territorio. Tra le soluzioni si auspica un massiccio intervento di sensibilizzazione che coinvolga anche le famiglie dei futuri lavoratori”.

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